Eccomi qui, dopo un viaggio durato 28 ore tra aerei e scali che si sono rincorsi in un tragitto che può sembrare infinito, ma che in realtà è volato, in compagnia di volti diversi, ognuno interessante a suo modo e ognuno con la sua storia da raccontare. Il bello del viaggio è che non sai chi incontri e ad ogni angolo qualcuno lascia una sorpresa per te: bisogna solo guardare.

Ci eravamo salutati con una punta di suspence, per usare un parolone, circa la mia modalità di soggiorno, che ora svelo: sono in un ashram.
Qualcuno mi darà della pazza, qualcuno della fanatica, ma posso assicurare che non è niente di tutto ciò, si tratta solo di voglia di vita vera: mi fossi sistemata in un albergo sarei stata certamente più comoda, ma avrei perso le sfumature che qui ti si presentano sfacciate a ogni ora (e mi sarei persa la casetta che vedete in foto, che trovo semplicemente adorabile!).

Come mi ha detto la mia guida di stamattina (sono stata a vedere le risaie nella zona est dell’isola), l’ashram è l’anima di Bali, la Bali quella antica, con tutti i suoi retaggi; l’ashram è il posto giusto per imparare, che è proprio quello che voglio da questo viaggio.

Non vi parlerò di programmi e di tour definiti, tutto è aperto ai suggerimenti, quelli che arrivano di giorno in giorno.

Acuni consigli mi sono arrivati da Gusde, il driver che è venuto a prendermi all’aeroporto, che mi ha dato un’idea un po’ più pratica di quella che mi ero fatta io da casa, altri mi arrivano ogni giorno dai membri dell’ashram, favolosi esempre disponibili, altri ancora mi arrivano dagli ospiti della struttura: qui si mangia tutti insieme e lo scambio è vivacissimo.

L’unica cosa che ho fissato sono quattro giorni alle isole Gili: essendo la stagione alta e i posti limitati, non volevo rischiare di perdermele! Racconterò anche di quelle.

Mi si può obiettare che così si rischia di perdere dei pezzi, che un minimo di organizzazione in più non sarebbe tossica…vero, qui però risponderebbero: “relax, and take your time, nothing else”; l’else arriva di conseguenza, basta fidarsi. Giuro che è sufficiente appuntarsi qualche meta irrinunciabile, il resto segue, anche senza volerlo!

Ho iniziato a curiosare per la parte sud-orientale dell’isola, dove mi trovo: sono a Candidasa, nel tratto che tanti definiscono la “nuova Bali”, quella zona che si sta attrezzando per il turismo, nel tentativo di emulare Kuta, più conosciuta (anche tristemente) dalle folle.
Candidasa di fatto è una strada che corre a braccetto con l’oceano, lungo la quale si snocciolano alberghi con spiagge private, bar, ristoranti, negozi, e qualche warong, che le regala un sapore ancora antico. E’ tutto molto tranquillo e secondo me è un’ottima base per un viaggio: da tenere presente, almeno per qualche tappa.

Qui vicino poi, c’è una delle spiagge più belle della costa sud: la White Sand beach, che andrò a vedere domani. In questa zona è un po’ un’anomalia, perchè in genere le spiagge hanno la sabbia nera, a causa della vicinanza dei vulcani; in ogni caso, mi hanno detto che vale la pena prendersi un giorno di relax lì e chi sono io per non ascoltare? Rilassiamoci dunque! Ah, è anche uno dei posti migliori per lo snorkeling!

Stamattina invece, come dicevo, sono stata a vedere le risaie di Kastala Tenganan e ne sono rimasta affascinata! La mia guida, Balley, si è prodigata nei racconti più disparati, a partire dal riso, ovviamente, passando per la storia di Romeo e Giulietta versione indù (il finale triste è lo stesso: neanche il karma ha salvato questi due poveracci!), per finire ai serpenti: sì, i serpenti. Nelle risaie ce ne sono parecchi e Balley si è messo in testa che doveva assolutamente farmene vedere qualcuno: ho provato a spiegargli che non era il caso si desse tanta pena, che ne avrei anche fatto a meno, ma niente: alla fine ci è riuscito, con buona pace sua (mia un po’ meno, almeno fino a quando il rettile ha pensato bene di salutarci: grazie, Shiva).

Nelle risaie vedi le persone che passano in fila indiana portando enormi fascine sulla testa e ti chiedi come fanno, visto che alcuni sono bambini; ti sfilano accanto e ti salutano, come se non stessero facendo la minima fatica, e tu ti senti idiota, perchè magari hai maledetto lo zaino che ti sei portato appresso, sempre troppo pesante.

Nelle risaie vedi donne che intrecciano il vimini per farne cappelli che riparino dal sole (io finora li avevo visti solo nei cartoni animati giapponesi, beata innocenza!), nelle risaie vedi qualcuno che suona uno strumento simile ad uno xilofono e ti chiedi perchè non si trova un posto più comodo per farlo, anche perchè lì non lo sente nessuno; risposta di Balley: perchè questa è la sua terra, ci è nato, conosci posto migliore?

Cosa devo rispondere a uno così? Sono infidi questi balinesi, che ogni volta trovano il modo di farmi stare zitta e di farmi giocare un po’ coi pensieri, il che non è affatto male, accidenti a loro!

Il prossimo post sarà molto azzurro e molto liquido: parlerò di oceano. Uno spruzzo di White Sand beach, giusto per dire se le attese sono state confermate, e le isole Gili, che qui ho imparato a pronunciare nel modo corretto: “Ghili”. Mi raccomando su questa cosa, che altrimenti ti guardano come se avessi detto una mostruosità, provare per credere!

A proposito dell'autore

Maledettamente curiosa, ho trovato nei viaggi e nella scrittura quello che mi permette di tenere un po’ a bada questo spirito irrequieto che mi mette alla prova da trent’anni. Amo i libri, la cucina (ahimè!) e amo tutto ciò che è bello (dicono che è perché sono bilancia, ma ci credo poco). Da pochissimo nel mondo dei blog, mi ci sono buttata con tutte e due le scarpe... staremo a vedere che succede!

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5 Risposte

  1. Andrea da Bangkok

    Sono felice tu abbia pututo vedere le risaie e soprattutto la gente che ci lavora! Credo che sia una delle esperienze più belle che si possano fare in Asia… qualcosa che in Italia forse accadeva con le mondine fino ai primi anni ’50.

    Mi ritengo un fortunato visto che 3 volte all’anno vado nella “fattoria” del mio migliore amico per piantare, mondare e raccogliere il riso, avendo la possibilità di integrarmi con la sua famiglia… se ti va, puoi leggere uno dei brani che ne è nato http://andreainthailandia.tumblr.com/post/20104490402/kiew-khaw-la-raccolta-dal-riso , lo condivido sempre volentieri (anche se è lungo)

    In questo momento continuo ad avere una sana invidia… GODITELA!

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  2. Cabiria

    Pienamente d’accordo Andrea, è un’esperienza irrinunciabile per chi viene da queste parti, ti dà l’esatta misura di come vive la gran parte delle persone. E tu sei molto fortunato!!! Leggerò di sicuro il tuo articolo, grazie!

    Rispondi
  3. Cabiria

    Pienamente d’accordo Andrea, è un’esperienza irrinunciabile per chi viene in queste zone, ti dà l’esatta misura di come vive la gran parte delle persone. E tu sei molto fortunato!!! Leggerò di sicuro il tuo articolo, grazie!

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  4. sarailly

    Le risaie di Bali sono qualcosa di unico, spettacolari e chissà perché evocano pensieri profondi che portano la mente verso l’alto…
    Anche io ho scritto un articolo proprio su Bali, sono alle prime armi, ma fatemi sapere cosa ne pensate!!
    Ciao alla prossima

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