Forse a causa di un ritorno alla routine quotidiana non particolarmente facile sempre più spesso in questi giorni mi ritrovo a guardare incantata il vuoto mentre nella mia mente ripercorro i 3.200 km di viaggio in auto, rivedo le scogliere a strapiombo sull’oceano, i cartelli di avviso di attraversamento orsi (!) e alci e risento le urla dei gabbiani.
Io e Cristian siamo stati in Nova Scotia, l’ultimo lembo di terra con clima mite prima della ben meno ospitale Terranova e del circolo polare artico.

L’abbiamo raggiunta da New York, attraversando 5 dei 6 stati che compongono il New England e lasciando lì un pezzo di cuore.

L’avventura inizia il 2 agosto con l’attraversamento della parte nord dell’isola di Manhattan in direzione Newport, Rhode Island, a bordo di una quantomeno ingombrante Lincoln, soprannominata quasi subito Freccia nera: un crocevia di sopraelevate, ponti, rotonde, gremito di macchine strombazzanti, insomma, quanto di meglio Cri potesse sperare dopo un volo intercontinentale!

Raggiungiamo Newport dopo “solo” 4 ore di macchina (in condizioni di traffico “normale” sarebbero state sufficienti solo un paio di ore) e ce ne innamoriamo subito.  Siamo ospiti della Marshall Slocum Inn, deliziosa sistemazione ricavata in una delle tipiche abitazioni in legno colorato, che ci fa sembrare di essere tornati ai tempi di Jane Austen.

Newport è famosa per le splendide “mansion”, le dimore estive dei miliardari di fine ‘800 e inizio ‘900. Ne ammiriamo la bellezza percorrendo una parte del “Cliff Walk”, la camminata che costeggia le ville da una parte e l’oceano dall’altra, luogo ideale per scattare foto uniche.

Dopo pranzo ripartiamo per il Massachusetts, alla volta di Boston, a circa 120 km di distanza.

La quinta area metropolitana americana per estensione ha occupato e tutt’oggi occupa un ruolo di primo piano nel panorama intellettuale, culturale e scientifico del paese. Ne apprezziamo progressivamente lo stile europeo percorrendo il Freedom Trail, percorso di 2 miglia e mezzo che consente di ammirare i principali siti storici della città.

Il giorno dopo, partiamo alla volta di Salem, ancora inconsapevoli del fatto che per tutta la giornata saremmo stati accompagnati dallo “spirito” di Stephen King.

Nota anche come “la città delle streghe”, dall’infausta caccia alle streghe che risale al lontano 1692 (di musei sulle streghe ne ho contati perlomeno 3 solo nella main street), di Salem abbiamo visitato il Maritim National Historic site, che comprende il molo e una decina di luoghi storici (la dogana ed altri edifici), memoria dei tempi in cui la città era famosa per l’industria navale e la più antica azienda dolciaria degli USA: la Ye Olde Pepper Companie, fondata nel 1806 da una signora inglese, Mrs Spencer, sopravvissuta ad un naufragio e costretta ad inventarsi un modo per sbarcare il lunario avendo a disposizione solo un sacco di zucchero.

Certi che nonostante un piccolo inconveniente tecnico nelle prenotazioni avremmo in ogni caso trovato una sistemazione in quel di Portland, nel Maine, là ci dirigiamo, scoprendo ben presto, però, che un’orda di americani, attratti dai suoi bellissimi boschi, l’aveva invasa occupando qualsivoglia tipo di stuttura ricettiva disponibile. Così, dopo una breve sosta a Freeport, cittadina consacrata interamente allo shopping, divenuta famosa perchè sede di L.L. Bean, mega negozio di articoli sportivi, aperto 24 ore su 24 ogni giorno dell’anno e frequentato abitualmente dai numerosi vip come John Travolta, risaliamo su Freccia Nera che ci conduce sino a Bangor, un tempo capitale del legname (di nerboruti boscaioli in effetti era pieno il locale dove abbiamo cenato!), oggi il più grande centro commerciale e culturale dell’entroterra del Maine, forse anche perchè qui ci vive il famoso scrittore Stephen King. Memorabile il commento di Cristian su Facebook, quando percorriamo la Main Street: stasera sono passato davanti a casa di Bill Tartaglia e, a un certo punto, ho visto spuntare un pagliaccio dai Barren!

Mi presto malvolentieri ai desideri ai limiti dello stalker di Cristian, che non vuole rinuciare a fare 2 foto all’abitazione noir dell’amato romanziere, e poi di nuovo in macchina alla volta di Bar Harbour, punto di partenza per l’esplorazione del Mt. Desert e Acadia National Park, un vero paradiso per gli amanti del trekking.

Per quanto consci di deludere un po’ mamma e papà (che di certo viste le spettacolari vedute costiere si sarebbero tramutati in camosci sparendo per almeno una settimana nella fitte foreste di abeti rossi) ci limitiano ad una passeggiata di mezza giornata tra Sand Beach e Otter Cliffs, che ci fa pregustare in ogni caso quanto ci aspetterà, in termini di vita all’aria aperta e a contatto con la natura, al nostro arrivo in Nova Scotia.

Rientrati, visitiamo l’animato centro cittadino, un susseguirsi di bellissimi negozi di souvenir, gelaterie e ristorantini, e ammiriamo la baia al tramonto, percorrendo lo Shore Path, un sentiero che offre incantevoli vedute sulle dimore storiche che sorgono in riva all’oceano e sulle vicine Porcupine Islands.

Dopo una deliziosa cena a base di pesce (che, considerata la freschezza, convince facilmente anche Cristian) ci ritiriamo presto in hotel. L’indomani all’aba ci aspettano 400 km (!) per attraversare il confine, arrivare in Canada e prendere da Saint John il traghetto per la Nova Scotia.

Ma questa è un’altra storia…. continua ->

A proposito dell'autore

Aritravelplan

Travel Planner per passione. Moglie e mamma adottiva di Calimero e Silente, viaggio da sola da quando ho 12 anni e voglio vedere tutto il mondo!

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9 Risposte

  1. Anna8

    Anch’io attendo la seconda parte! ho visitato la Nova Scotia nel 2010 facendo il giro al contrario, son curiosa di sapere se le impressioni coincidono. 🙂

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  2. Aritravelplan

    Grazie, Giovy, sono certa che sarebbe piaciuta tanto anche a te!
    Anna, pubblicherò la seconda parte nei prossimi giorni, anche io sono curiosa di sapere il tuo punto di vista! A presto!

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  3. Claudia/Keyodhoo

    Ciao Ari! La prima parte del racconto mi ha incuriosita e ora attendo la seconda! Le foto sembrano fatte in un set, non sembrano abitazioni reali!

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