Mi alzo dal letto eccitata, ma appena apro le tende della finestra, scopro che una brutta sorpresa era lì ad attenderci: un’impietosa nebbia è calata sulla città e la visibilità è molto scarsa. Alle 9.30 arriva Anil e con lui discutiamo il da farsi. Io sicuramente non voglio vedere il Taj Mahal con queste condizioni meteo, è troppo tempo che aspetto questo momento per accontentarmi di riuscire appena ad intravederlo tra le fitte trame della nebbia. Dal momento che, il nostro programma di oggi, prevedeva due differenti visite, prima al Taj e poi al forte, decidiamo di anticipare quest’ultima, nella speranza che le condizioni di visibilità migliorino.

Purtroppo riusciamo solo ad intuire la bellezza dell’Agra Fort, poiché tutti i punti panoramici che dovrebbero offrire degli splendidi scorci sul Taj, questa mattina offrono solo muri di nebbia. Raggiunto di nuovo Anil gli chiediamo di riportarci in albergo, per provare ad aspettare 2 ore nella speranza che la nebbia si diradi. E per nostra grande fortuna alle due del pomeriggio la situazione è notevolmente migliorata. Non è sicuramente la condizione metereologica ideale perché c’è ancora molta foschia e solo un flebile sole, ma viste le premesse siamo già molto contenti. Per l’entrata (che costa, per  i turisti, 750 rupie), facciamo una lunga coda, divisa tra uomini e donne, poiché molte persone hanno ragionato come noi e quindi le visite oggi si sono concentrate tutte nel pomeriggio. Ma ogni malumore accumulato nella mattinata, ogni lunga attesa dovuta alla coda vengono immediatamente ripagate non appena varchiamo il meraviglioso portale in arenaria rossa: imponente, maestoso, divino, di fronte a noi il Taj Mahal.

Credo di non poter scrivere nulla che non sia già stato scritto. Posso solo dire che non tradisce le aspettative, anzi… Per quanto ci si prepari a questo momento, non si può arrivare nemmeno ad intuirne la bellezza. Ci aggiriamo per due ore tra i giardini e gli interni scattando un numero spropositato di foto, nella vana illusione di poter rivivere l’emozione che stiamo provando anche una volta tornati a casa.

Si fa di nuovo sera e la nebbia e il freddo si impossessano di nuovo della città. Una nota sul meteo: qui ad Agra la temperatura è decisamente calata (5-10 gradi e molta umidità) rispetto agli altri luoghi visitati sino ad ora dove la temperatura era decisamente più mite. Solo a Mandawa avevamo trovato lo stesso freddo.

Alle 9.30 lasciamo Agra per raggiungere l’ultima destinazione del nostro viaggio, ovvero Delhi, la capitale dell’India. Il pensiero che queste saranno le ultime ore trascorse su quest’auto ad osservare fuori dal finestrino questo strano mondo, mi mettono malinconia. Il viaggio dura circa 6 ore, 6 ore di intimo raccoglimento, 6 ore di sguardi che si perdono oltre i vetri.

Nel nostro programma abbiamo riservato poco spazio a Delhi perché, raccogliendo le varie opinioni, mi erano sembrati tutti unanimi nel dire che non fosse niente di speciale. Noi raggiungiamo la parte nuova della città e qui abbiamo come l’impressione di avere già abbandonato l’India. Ampi viali anche relativamente ordinati, molto traffico ma semafori a regolarlo, molto verde e marciapiedi ai bordi della strada. Anil ci lascia al nostro hotel salutandoci poiché non sa se sarà lui domani mattina ad accompagnarci all’aeroporto. Mi sento malinconica: Anil è stato nostro compagno d’avventura per 15 giorni, una presenza silenziosa ma solida.

Sconsiglio vivamente l’Hotel Ramada a causa della scarsa simpatia del personale e dello stile pacchiano delle parti comuni. La cosa che inoltre ci lascia interdetti è la perquisizione prima di entrare. Il problema è che scopriremo che ci devono perquisire ogni volta che entriamo, non solo la prima. Non capiamo se è un periodo particolarmente “caldo”, o se qui a Delhi questa è la norma, perché anche per entrare al mercato principale ci perquisiscono prima gli zaini. Quel poco che vediamo di Delhi in tre ore non ci entusiasma. Resta comunque il fatto che non ci siamo spinti nella parte vecchia della città che forse ci sarebbe piaciuta di più.

Alle 9.30 scendiamo nella hall e per nostra grande gioia troviamo Anil ad aspettarci. Mi piace l’idea che sia lui ad accompagnarci nell’ultimo breve tragitto indiano. Il nostro volo della Jet Airways è previsto per le 13 ma partirà in ritardo di circa un’ora, di cui mezz’ora sarà recuperata in volo. Alle 18.30 ora locale, atterriamo a Malpensa.

Dall’India si torna cambiati? Forse. Di sicuro non ce ne si accorge sul posto, ma solo una volta tornati a casa. Perché il paese degli estremi ti pervade lentamente, mentre si è distratti ad osservarne la sua ammaliante bellezza o la sua immensa trasandatezza, mentre si resta storditi di fronte alla sfarzosa ricchezza o ammutoliti di fronte all’estrema povertà, confusi dallo sfinente frastuono o abbandonati ad armoniosi silenzi. Sicuramente più un viaggio che una vacanza.

Tutti  prima di partire mi dicevano “Per l’India ti devi sentire pronto”. E ora che so che è vero mi faccio un’altra domanda “Pronto per che cosa?”. La risposta forse è : pronto per un confronto con se stessi.

 

<- Articolo precedente

Dove si trovano il Taj Mahal e Delhi?

A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l'esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d'arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

Post correlati

Scrivi

La tua email non sarà pubblicata

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: