Le Avventure da vivere in Nepal

Il Nepal é una giostra di colori. È un grande mantra al cui centro spicca la conoscenza di un mondo fatto di ospitalità, Avventura e capacità di sopravvivere a tutto, anche all’inferno. Il Nepal è gioia di vivere, il gioco di un elastico teso tra due alberi, capanne di lamiere di cui l’unica benedizione è di non conoscere il tempo.

Il Nepal è insegnamento. È la capacità indiscussa di danzare sotto la pioggia o tra le macerie del terremoto (come avvenne nell’aprile di due anni fa). È la musica cantilenante e dolcissima del Resham Feriiri, il gusto forte del Rakshi (una bevanda alcolica locale) e i sapori mescolati del Dal-Vaal, il piatto tipico, dove il riso viene accompagnato con altri cinque ingredienti, adagiati in coppette dorate.

Il Nepal è il sorriso di bimbi che non hanno nulla se non la gioia piena di un paesaggio mozzafiato con montagne bianche scolpite sullo sfondo, e lo strombazzare continuo di camion, disposti come lunghi serpenti striscianti sulle strade delle colline.

L’acronimo di NEPAL è Never End Peace And Love

Passeggiare per Kathmandu, è stata per me un’esperienza senza precedenti, una full-immersion umana sorprendente, che ti racconta l’Oriente con dettagli minuziosi e sguardi che non dimenticherai mai.

La città, oltre 1.700.000 abitanti nell’intera metropoli – sembra un formicaio visto dall’interno: centinaia di persone abitano la strada, tra motorini che suonano il clacson e odori forti che ti inzuppano il naso. Tra strade battute che si allargano e stringono senza degnarsi di darti un preavviso, è tutto uno spostarsi, uno stare attenti, un farsi più in là.

Auto in corsa, biciclette sistemate per i turisti, facciate fatiscenti colorate secondo l’umore, centinaia di piccioni in Durbar Square.

E poi ancora bici cariche di frutti rotondi arancioni e gialli con appese al manubrio bilance per poterli pesare, donne che cucinano a ridosso delle porte, uomini carichi di pesi portati sulla testa, e templi con scolpite le posizioni del kamasutra. Per le strade ci sono anche ragazzi che bevono lassi, una bevanda che ricorda il frappé (soprattutto quando è fatto con la banana) e bandiere del Nepal sparse qua e là. È durante il mio cammino lungo queste vie che scopro che il nome della nazione è in realtà un acronimo: Never End Peace And Love. N.E.P.A.L. Top!

Da vedere assolutamente a Kathmandu, sono il Tempio Swayambhunath (altrimenti conosciuto come Tempio delle scimmie), il Bouddhanath e il Tempio di Pashupatinath, dove si celebra la morte. Qui, infatti, ogni giorno a cielo aperto vengono praticate le cremazioni con il defunto prima onorato con un malinconico suono di tamburi misto a preghiere, e poi coperto con legna e paglia bagnata perché prenda fuoco. Cambiano gli usi e i costumi, le tradizioni e le divinità. Ma il dolore no. In Nepal come nel resto del mondo.

L’inizio dell’Avventura tra Rafting e Trekking

Dopo aver soggiornato a Kathmandu all’Hotel Traditional Comfort, è il momento di recarsi a Pokhara, dove lasciamo i bagagli al Glacier Hotel & SPA. Il tour – organizzato dalla Pacific Asia Travel Group (PATA) in occasione dell’Himalayan Travel Mart 2017 – prevedeva due opzioni: Cultura oppure Avventura. E io non ho avuto dubbi. Perché a 41 anni puoi ancora lanciarti con un canotto nel fiume Trishuli agitato nelle onde per sperimentare il rafting, fare hike per ben 17 ore in tre giorni nel Parco Naturale di Annapurna, dormire negli ostelli nepalesi senza il minimo problema… mentre la Cultura non ha età!

Sapete? Ho fatto bene. Perché quello che ho vissuto è stato semplicemente spettacolare: il feeling che si è creato con la squadra, con le guide e con gli sherpa resterà impresso per sempre nella mia memoria. I paesaggi, Sua Maestà il massiccio Annapurna – situato nel Nepal centrale – così superbo da toglierti il fiato, i cuochi degli ostelli, e tutto ciò che ho visto camminando passo dopo passo, ha allargato la mia prospettiva e, in qualche modo, cambiato la mia vita.

Camminando, un passo dopo l’altro a 2000 metri d’altezza – da Nayapul a Ghandruk, fino a Dhampus e poi Phedi – ho attraversato villaggi fermi nel tempo: qui hanno molte galline accompagnate da file di vivaci pulcini. Lavorano la terra con i buoi e l’aratro, ammazzandosi di fatica. Stanno seduti in capanne con i tetti di lamiera fermati da sassi, perché il vento non li porti via con sé.

I bimbi ti salutano con un “Namastè che brilla di gioia, come un fuoco d’artificio colorato. Negli ostelli preparano gli impasti a mano, tirando la pasta con il matterello per prepararti momos davvero deliziosi. Ecco perché hanno bisogno di sapere con anticipo di almeno qualche ora ciò che desideri per pranzo o cena. Fanno il bagno ai bimbi con la canna dell’acqua, all’aperto, abbracciati da un paesaggio sconfinato disegnato da valli, colline e maestose montagne. E se in macchina non ci stanno tutti, alcuni salgono sul tetto, noncuranti del rischio, sballottati su strade che l’asfalto non sanno nemmeno cosa sia. Lavano i panni in lavatoi inventati e non si curano troppo della morte: non puoi rinascere se non puoi morire.

Non hanno nulla. Nulla. A parte la serenità e la libertà. Ecco perché sono felici, e rendono questa esperienza così profonda da dover essere inserita nella TO DO LIST di ogni occidentale.

E vi dirò, per vivere l’Avventura qui in Nepal restando su una quota di 2000 metri, non serve nemmeno una gran preparazione.

Basta allenarsi qualche giorno alla settimana percorrendo tratti in salita e discesa per almeno un’ora. Non è un’impresa per professionisti e ne vale davvero la pena: la vista della catena Himalayana vi lascerà uno stupore negli occhi che qualsiasi nuova tecnologia non vi regalerà mai.

Allora cosa state aspettando? Il Nepal è qui che vi attende a braccia aperte. Sono molti voli della Compagnia aerea AirIndia che possono portarvi in questo straordinario Paese, facendo solo scalo a Delhi. E per chi c’è già stato consiglio al più presto un ritorno, perché come dicono i nepalesi “once is not enought”!

Fotografie di Heidi Busetti per lo Studio fotografico Devid Rotasperti 

A proposito dell'autore

Heidi Busetti

Il viaggio, la scoperta, l’incontro. I nuovi territori, il mare color del vetro, il cielo che cambia d’abito in ogni angolo della terra. Viaggiare è per me come respirare, come rinascere, come dare linfa alle mie radici e nuove piume alle mie ali. Sono giornalista e scrittrice e forse il mio nome così singolare è stata la chiave per aprirmi e scoprire nuovi mondi, nel quale tuffarmi a braccia aperte.

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