23 Aprile – Il post precedente del viaggio in Amazonnia lo qui > Dorilla e rane freccia sul rio Tahuayo, Peru: diario di viaggio in Amazzonia #4

Ieri sera è arrivata una dozzina di studenti nordamericani, 14-15 anni, accompagnati da una coraggiosa professoressa specializzata in erpetofauna – serpenti, parla come mangi – dice Gigi, faranno tre o quattro giorni di ricerche più in su lungo il Tahuayo all’Amazon Research Center con noi, polacchi e Addams tornano invece a Iquitos.

Si parte ma prima bisogna caricare su un’unica barca una dozzina di zaini enormi tipo marines i nostri son niente al confronto, poi bisogna imbarcare tutti i rispettivi proprietari senza capovolgere la barca e El Gato ha il suo daffare, e anche se la barca è stracarica bisogna farci stare una misteriosa pietra giallastra, saran cinque o sei chili in più e già eravamo a pelo d’acqua. Un merlo, tutto intirizzito, osserva da un ramo il  trambusto e intanto piove, pioviggina, poi smette, poi è nebbia bagnata, magari tra un po’ diluvia, Marco dice che gli indios hanno venti nomi diversi per descrivere la pioggia, possono bastare.

Un’ora di barca sotto almeno tre “piogge” diverse, una specie di capanna galleggiante in uno slargo, una donna saluta con la mano, è la lavanderia del Tahuayo River Amazon Research Center. A vedersi è come il Tahuayo Lodge, costruzioni di legno con tetto di foglie di palma su palafitte che a fatica emergono dall’acqua, ma è un importante centro di ricerca sull’ecosistema amazzonico a cui contribuiscono università e istituzioni scientifiche nordamericane – Yale University’s School of Forestry and Environmental Studies, the Missouri Botanical Garden, the Chicago Botanic Garden – sono i nomi che leggo sulle pubblicazioni del centro

Noi non siamo scienziati, lo abbiamo capito subito dopo la laurea e lo ha capito anche Marco che ci propone di andare a vedere le scimmie più piccole del mondo – dove? – sull’altra riva del fiume. Canoa da tre, due remano, loro, uno prepara la macchina fotografica, io. L’altra riva è un luogo surreale dove tronchi nerastri  emergono obliqui dall’acqua, sembrano patiti, malati, pieni di buchi neri – perché… ssst! – fanno in due – le scimmie!

Piccoli mostriciattoli alieni aggrappati ai tronchi, non più lunghi di una spanna coda a parte, ci osservano immobili e silenziosi, sembrano tanti Yoda di Guerre stellari con meno orecchie e più peli, qualche foto – perchè… ssst!  – sono uistitì pigmeo, fanno buchi nei tronchi e leccano la linfa che ne esce – ci dice Marco sottovoce – cosa volevi sapere? – già fatto, grazie.

Pausa pranzo, c’è chi fa un pisolino, Gigi, chi fa finta di studiare, i ragazzotti e le ragazzine americani, chi lavora, le donne in cucina, chi scherza con le donne che lavorano in cucina, le guide, chi va in giro sui camminamenti tra i bungalow e fotografa farfalle sui panni stesi ad asciugare e insetti stecco curiosi, io.

Pomeriggio in barca senza una meta precisa. Se siamo fortunati potremmo vedere un delfino, vanno e vengono su questo tratto di fiume – e le scimmie? non i mostriciattoli, scimmie vere? – ci sono più di quindici specie di scimmie nella foresta qui attorno, qualcosa vedremo – sentenzia sicuro Marco, e invece niente delfini e niente scimmie.

In compenso uccelli silenziosi ci osservano dai rami lì attorno senza fare una piega, una cordata di piccoli pipistrelli su un tronco vola via quando ci avviciniamo, una cavalletta con antenne incredibili, un insetto stecco di colore verde più lungo degli uistitì, una mantide microscopica color ocra come il fiore su cui è in agguato, un ragno che più mimetico non si può e difatti l’ho notato quando ho guardato le foto, fiori bianchi e rossi, orchidee gialle e rosa e centinaia di formiche su tutto ciò che emerge dall’acqua, tronchi, foglie, fiori e le mie mani – te l’avevo detto di non toccare – un mondo che durante la stagione secca non si vede – di quanto scende l’acqua? – quattro cinque metri, le palafitte del centro restano completamente all’asciutto – risponde Marco.

Cotti dal sole pagaiamo lenti verso il centro ricerche, pappagalli gracchiano lontani poi passano veloci sopra il fiume, sono una coppia di ara gialli e blu che tornano al nido, dopo di loro un silenzio irreale avvolge la sera della selva, il fiume è tutto un riflesso ipnotico.

A letto presto ma i racconti tra il serio e il faceto delle guide sulle dimensioni delle anaconda che ogni tanto si vedono sulle rive del fiume non aiutano a prendere sonno anche perché i servizi igienici sono lontani, in fondo a un pontile non illuminato.

A proposito dell'autore

Luigi Lazzaroni

Cresciuto, tanti anni fa, sui romanzi di Kipling, Salgari e Verne, ho ritrovato l’anno scorso su un mio quaderno delle elementari un tema che descriveva un fantastico viaggio in piroga su un fiume nel cuore della giungla indiana. È da lì che evidentemente è nato il mio amore per le culture del sudest asiatico, l’India in primis, e per i fiumi lontani e le foreste oscure a partire dalla mitica Amazzonia.

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