Quando si parla di “Giornata della Memoria” il rimando ad Auschwitz e agli altri grandi campi di concentramento è pressoché immediato, ma pochi sanno che anche gli italiani costruirono campi di lavoro e prigionia nella nostra penisola, poi utilizzati dalle SS, un esempio tra tutti: Fossoli di Carpi.

Fossoli è una frazione del comune di Carpi, in provincia di Modena, distante circa cinque chilometri dalla cittadina roccaforte dei Pio. La piccola località è uno di quei casi in cui la pianura non viene sfruttata per l’agricoltura e il sostentamento della popolazione, bensì come luogo estraneo, recintato, dove i mattoni rossi delle costruzioni spiccano dietro il filo spinato.

Ma qual è la storia di questo posto?

Trattasi di un luogo scelto come via di passaggio verso i grandi e terribili nomi dei campi di sterminio dell’Europa dell’est. Qui si fermavano i convogli  provenienti dal Binario 21 della stazione centrale di Milano e, a seconda dell’ordine del regime, potevano essere svuotati o riempiti di ulteriori persone, che li rendevano carichi come carri di bestiame.

Fossoli è tante cose, un campo di transito, di prigionia, di mancanza, silenzi e morte. Luogo dove erano rinchiusi molti prigionieri politici, antifascisti, partigiani, di cui alcuni persero la vita, e dove passarono 2844 ebrei, tra i quali Primo Levi, e di questo ingente numero ne furono deportati 2802. Ma dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale il campo fu luogo di rifugio, adibito a centro di raccolta per i profughi e gli stranieri. Nel periodo compreso tra il 1954 e il 1970 fu poi denominato “Villaggio San Marco” ed accolse un gran numero di famiglie italiane provenienti dall’Istria e dalla Venezia Giulia, passate sotto il controllo jugoslavo.

Oggi non vi è rimasto molto. Baracche vuote e muri portanti sempre più inglobati nella vegetazione, simbologia del silenzio. La strada che qui guida il visitatore scorre nella campagna della Bassa ed ospita qualche cippo commemorativo vicino alle rogge dei torrenti che irrigano i campi. Le parole di Primo Levi poi, sono un muto invito alla riflessione.

Capito spesso da queste parti, ma il blocco allo stomaco provato dinanzi a queste strutture ormai vuote mi ha coinvolto così fortemente soltanto presso il memoriale della Shoah di Milano.

Oltre visitare il campo, che non è sempre aperto, ma segue determinati orari sempre aggiornati sul sito della Fondazione Fossoli, che lo gestisce, consiglio anche una gita presso il museo ed il monumento del deportato di Carpi, aperto dal Venerdì alla Domenica, e ospitato dall’ala destra della Rocca dei Pio nella piazza principale della cittadina. Un viaggio vero e proprio tra documenti, citazioni, fotografie, testimonianze, che termina dinanzi a delle steli molto alte che riportano i nomi di tutti i campi di sterminio nazisti, dai più ai meno noti.

Una gita silenziosa, insomma, che deve portare a riflettere su quanto è stato senza restarne indifferenti.

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