L’Alta Via dei Parchi – Itinerario – Quarta Tappa

L’incanto che dagli occhi scende verso il cuore dura nel tempo come la luce delle stelle nell’universo. Le architetture naturali che circondano i laghi in cui mi trovo, lasciano nel mio animo una brillante sensazione di vuoto. Un vuoto luminescente che illumina ogni più nascosto angolo delle mie emozioni. Mi sento felice, appagato, di nuovo vivo. Non è il nuovo giorno che nasce ma è il panorama che si apre al mattino, ciò che mi fa pensare alla vita come la cosa più immensa e spettacolare che muove tutto quello che c’è su questo pianeta. Questa lunga strada che ho scelto di fare si sta svelando piena di fascino nel scoprire ciò che la natura fa accadere in questi luoghi ad ogni alba, ad ogni tramonto.

Cerreto Laghi

E’ giunto per me il momento di intraprendere una nova tappa ma davvero non vorrei lasciare più questa immagine che ora ho sotto gli occhi di un cielo fatato che si specchia nell’acqua. Ma devo cominciare a salire per quasi un chilometro per un percorso più riposante rispetto ai precedenti.

Dalla strada per Cerreto Laghi devo risalire in direzione del soprastante Monte La Nuda, irto di rocce e di torrioni fra cui si impone la poderosa spalla del Gendarme. Un costone che sembra essere spuntato a guardia della solennità del posto la cui spalla emerge dal verde dei prati in estate e dal candore della neve invernale.

Con ancora la pace dei sensi che riempie ogni parte del mio copro, inforco la bicicletta e comincio una pedalata tranquilla. Perché correre. Del resto oggi dovrò fare solo una decina di chilometri. Il segreto che mi verrà svelato oggi da questi luoghi forse sarà proprio quello del tempo da passare in lentezza.

Cerreto Laghi e il Monte La Nuda

La Valle dell’Inferno

Dapprima nel bosco cosparso di blocchi morenici e poi lungo le impervie pietraie della Valle dell’Inferno, attraverso un ambiente grandioso e dalle fattezze alpine. Mentre percorro la via alta fatta di sassi, devo stare attento a non lasciare che le ruote scivolino sull’instabile piano d’appoggio. D’improvviso odo un sibilo. Una specie di fischio. Incuriosito cerco una figura umana che possa essere l’artefice di quel rumore, ma intorno a me vedo solo rocce ed erba. Allora mi fermo, certo di non aver sognato. Immobile, con un piede a terra e l’altro sul pedale, pronto a scattare al minimo accenno di pericolo, rimango in silenzio ad ascoltare il rumore che fa il silenzio quassù. E’ solo dopo pochi attimi che noto qualcosa che non avevo notato mentre mi muovevo sulle due ruote. Una interminabile fila di buchi imperversa lungo tutto il lato ovest del crinale ricoperto di erba. E’ allora che capisco che il pericolo, in realtà, ero io. Si tratta delle tane di una colonia di marmotte e quel fischio era il grido di allarme lanciato da una loro sentinella e che le aveva fatte scattare tutte dentro ai loro rifugi. E’ solo adesso che mi rendo conto di quanto noi esseri umani sappiamo essere invadenti e devo averle sicuramente spaventate con le vibrazioni e la tracotanza del mio incedere su questo mezzo metallico. Scendo e proseguo a piedi, ameno per quel tratto che passa accanto alle loro piccole case fatte di terra. Quante altre forme di vita che ci fanno compagnia su questa terra abbiamo in realtà minacciato con la nostra invasiva esistenza? Il mio gesto mi sembra almeno di rispetto per tutti quei tempi andati quando anch’esse erano oggetto di una caccia spietata.

Valle dell'Inferno
Valle dell’Inferno

Monte La Nuda

Mentre, tornato in sella, risalgo il circo glaciale della valle, le immagini che scorrono nella mia mente mi mostrano tutti gli animali che ho incontrato nella mia vita. Dalle semplici vite che abbiamo chiamato da compagnia, a quelle da allevamento, fino a quelle più selvagge i cui incontri sono più unici che rari.

Arrivo al crinale alla base del Monte La Nuda, sormontato dagli edifici di una vecchia stazione radio, con la certezza ormai che nulla vale di più dell’amore che l’essere umano sa riversare nei confronti del creato, quando esso riesce a trovarlo dentro di sé. Io, da par mio, mi riprometto di non lasciare mai che nessun gesto d’odio si frapponga fra me e altre vite.

La cresta sembra ripagare questo mio pensiero offrendomi ampie vedute verso la Garfagnana e le Alpi Apuane, ormai vicine, mentre sul versante padano l’inconfondibile profilo della Pietra di Bismantova si staglia oltre le foreste della valle del torrente Riarbero dalle caratteristiche scarpate biancheggianti.

D’improvviso un fremito prende i miei arti. Non ce la faccio più a stare in groppa alla bici. Non è stanchezza, piuttosto una irrefrenabile voglia di entrare con tutto me stesso nella natura che mi circonda. Scendo dalla sella, mi tolgo le scarpe e le calze. Appoggio delicatamente il manubrio a terra e a piedi nudi cammino, cammino fino a che mi volto e la bicicletta è un puntino perso nel tempo. E io una bolla di cielo persa nel verde dell’erba, nel marrone della terra e nell’indaco di tutto quel movimento che abbiamo chiamato universo e che si muove sopra e dentro di me.

monte la nuda
Monte La Nuda

Borra Grande

Non so più chi sono e dove sono per un tempo che non so definire. Sdraiato sul crinale mi sento vento, fino a che un sordo rumore alle mie spalle mi riporta alla realtà. Ancora una volta sembro essere il solo essere umano a percorrere quella via. Tante ipotesi sobbalzano nella mia mente ancora intorpidita dal turbinio di emozioni appena provate. La più balzana è la supposizione di trovarmi di fronte ad un branco di lupi. Non occasionali frequentatori anche di questi rilievi. Al pensiero che questo caso possa essere una concreta eventualità, dovrei avere paura ma, dopo ciò che ho sentito dentro di me e che mi ha rapito l’anima, non riesco a provarla. Affronto il mio destino e mi dirigo verso la lontana bicicletta. Solo il caso sa se per questa volta io sia stato risparmiato o se quel rumore sia stata solo suggestione, fatto sta che ancora integro, appoggio le mie mani sul freddo metallo leggero che avvolge il mio mezzo di trasporto e riprendo a pedalare. Certo di avere qualcosa da raccontare al prossimo rifugio. Dopo le pietraie della Borra Grande il percorso diviene meno impervio, ma la magia di quei luoghi resta nel sangue.

borra grande
Borra Grande

Rifugio di Rio Re

Scendo al Passo di Belfiore attraverso basse brughiere di mirtillo punteggiate di rododendri. I primi faggi contorti sono l’avamposto del bosco che in breve avvolge tutto il sentiero. Non manca molto alla fine di questo piccolo viaggio e non ho ancora smesso di sentire ogni respiro di tutta la flora che soffia sulla mie pelle.

Al non lontano Passo di Cavorsella, incrocio una comoda pista forestale che mi porta velocemente al Passo Pradarena, il più alto valico carrozzabile dell’Appennino settentrionale. Da qui parte un comodo sentiero CAI che mi porta con pedalate tranquille al Rifugio di Rio Re. Ho lasciato la parte alta di questo lato dell’Appenino ma c’è qualcosa in me che è ancora lassù. Ho iniziato questo viaggio come sfida con me stesso, come prova per capire se, in più tappe e in più giorni, riuscirò a godere delle bellezze dell’Appenino settentrionale.

Il percorso è ancora lungo e arrivare alla fine non è ancora una certezza, ma finisco questa giornata scoprendo che dentro di me si muove qualcosa di più grande di una semplice vita spesa ad occupare il tempo che mi resta da vivere. Sento la certezza che ogni essere vivente di questo pianeta ha in realtà uno scopo. Un fine al quale assolvere ma che si rivela solo quando l’amore universale si è impossessato del suo corpo. Ed io, per un attimo, oggi, lassù sul quel crinale che ancora vedo da lontano in questo rifugio, a piedi nudi nel mondo, per un istante, questo bruciante sentimento universale, ho sentito di poterlo avere dentro di me.

Dalle finestre di questo posto, mentre mi ristoro, osservo un pianeta che gira lentamente, sospinto da una forza che comincio a percepire. Mentre lascio entrare nei miei occhi gli alberi che oscillano al vento, gli altri esseri umani che si godono il riposo su sdraio di legno, gli uccelli che volteggiano da un ramo ad un altro e i fiori che crescono silenziosi, mi accorgo che nulla di tutte queste cose esisterebbero senza l’amore che sospinge l’universo intero. Me compreso.

Rifugio Rio Re
Rifugio Rio Re