Marco, un ragazzo che non solo si e’ fatto 9300 Km in bicicletta in solitaria attraverso il sud America, ma che allo stesso tempo promuove la sua opera di solidarieta’ che prende il nome di “pedalando per il Popolo Saharawi”. Quella che segue e’ l’intervista che ha gentilmente concesso per gli amici di nonsoloturisti.it

Raccontaci qualcosa sul tuo conto:

Mi chiamo Marco, sono nato a Modena 38 anni fa. Sono fisioterapista dal 1996 e mi occupo di riabilitazione domiciliare di patologie di medio-alta gravità. Faccio parte di un gruppo che si chiama Fisioterapisti senza Frontiere che si occupa di formazione ed informazione per i fisioterapisti intenzionati a partire per prestare il proprio lavoro nei progetti nei Paesi in Via di Sviluppo.

Il 13 Ottobre 2010 è partito il mio viaggio in solitaria in bicicletta. E’ stata una lunga traversata di 9300 km. Partito da Lima ho attraversato Peru, Bolivia, Argentina e Cile. Il viaggio è terminato il 23 Febbraio 2011 ad Ushuaia, la città più australe del mondo. Ciò che mi ha spinto a partire è stata la voglia di “staccare” da una vita che mi piace ma che a volte non mi permette di pensare a chi sono e cosa voglio fare della mia vita. Ho pensato di legare questa ia avventura al lavoro volontario che presto come fisioterapista per l’associazione Rio de Oro che opera nei campi profughi saharawi vicino a Tindouf. Così è nato il progetto “Pedalando per il Popolo Saharawi”

 

1) Come e’ partita l’idea di intraprendere questa avventura?

Tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010 mi è passata per la testa l’idea di fare qualcosa di completamente diverso, un viaggio verso il nuovo, sempre, ogni giorno. Assolutamente tra i miei sogni c’era quello di pedalare sul Salar de Uyuni in Bolivia, ma anche lungo la Carretera Austral in Cile. Ho cominciato ad unire i puntini. Ho pensato a quanto tempo avrei voluto prendermi per levarmi di dosso le consuetudini e le sicurezze della mia vita qui e mi sono detto che qualcosa come 4 mesi sarebbe stato un buon periodo. Dopo un rapido calcolo salendo da Ushuaia e arrivando in Bolivia, rimaneva tempo per pedalare ancora e così ci ho messo dentro anche il Peru ed il percorso è nato.

2) Perché’ hai scelto proprio il sud america?

Diciamo che finora ho viaggiato parecchio un po’ dappertutto ma mancavo dall’America Latina da quasi 10 anni dopo essere stato in Centro America, a Cuba e in Colombia. Volevo poi un posto in cui poter parlare e capire senza problemi le persone che via via avrei incontrato anche nei più remori villaggi.

3) Come ti sei preparato nei presi prima della partenza a livello fisico per questa avventura? e a livello di materiali (come bici, accessori, ecc)?

Fisicamente ho fatto qualche giro sui colli emiliani cercando soprattutto di pedalare per 7-8 ore ogni volta che uscivo. Questa modalità in realtà l’ho trovata importante soprattutto dal punto di vista mentale. Viaggiare in bicicletta a mio modo di vedere è soprattutto un fatto mentale, di costanza, resistenza psicologica. Il fisico dopo un paio di settimane si sarà già allenato da solo… il materiale che pensavo mi servisse l’ho preso qua e la su internet, ma diciamo che se posso consigliare credo che le uniche cose importanti siano quelle che difficilmente si possono trovare sul posto, quindi ad esempio un buon equipaggiamento antipioggia e borse stagne.

4) Hai mai avuto dubbi o pensato addirittura di non partire nei mesi antecedenti questo viaggio? Se si quali e come gli hai superati?

Non ho avuto mai il minimo dubbio, tra l’altro per me è sempre stato incredibilmente stimolante partire per posti che non si conoscono e ogni giorno affrontare una strada nuova senza sapere dove terminerà la giornata.

5) Dove passavi la notte? e dove mangiavi? Avevi una tenda e materiale per cucinare, tipo fornelletto, padellino, ecc.?

In tutto il viaggio ho passato circa 30 giorni in tenda e il resto in camere di alberghi, ostelli, case private.. In tenda ho dormito in campeggi organizzati o piantando la tenda dove capitava. Io sono vegetariano da 15 anni. Con me avevo un fornello a benzina che ho utilizzato per cucinare quando ne ho avuto bisogno e voglia 🙂 Diciamo che in Peru e Bolivia il costo delle camere è molto basso e quasi sempre me ne sono presa una. In Argentina e in Cile il prezzo sale ma cambia anche il tipo di sistemazione. Si passa da una stanza ad un letto in camere con altre persone ma l’uso della cucina in comune che mi ha permesso di rimettere su qualche kg (in Bolivia a La Paz mi ero comprato degli aminoacidi ramificati..)

6) Hai avuto momenti in cui hai pensato: ma cosa ci faccio qui? e momenti in cui hai pensato di mollare?

Momenti in cui ho pensato di mollare maiiiiiiiiiiii, mentre momenti in cui ho pensato che ci faccio qui in effetti si. In particolare il nord argentino fatto di strade di cemento diritte all’infinito in cui mi trovavo a pedalare per 10-12 ore di file sotto un sole cocente per un paio di interminabili settimane, ma mi era preso il “trip” che avrei preso un passaggio solo in una cassa da morto.. quindi partivo alle 5 e verso le 13 avevo percorso già buona parte dei chilometri giornalieri, sempre tra 130-180 km spesso controvento, ma necessari per spostarsi da una città a un’altra senza dormirci in mezzo con la tenda al bordo della strada.

7) Hai sempre viaggiato da solo o hai avuto anche altri compagni di viaggio?

Mi ha raggiunto gli ultimi 23 giorni la mia ex compagna con cui ho terminato il viaggio attraversando la carretera austral e la terra del fuoco. poi in viaggio ho conosciuto altri cicloviaggiatori con cui ho percorso piccoli pezzetti.

8) Hai mai avuto problemi fisici durante il viaggio? E tecnici, alla bici per esempio?

Problemi fisici miei mai, sempre splendida forma. La bici ha avuto un paio di rotture al portapacchi anteriore, alla catena alla fine del viaggio e poi una discreta quantità di forature, ma tutto si aggiusta perchè quello che non manca è il tempo, quindi ci si siede e con calma si risolvono i problemi.

11) Quale e’ stata l’emozione più’ grossa che hai provato, il momento più’ bello di tutto il viaggio?  E quella più brutta?

L’emozione più grossa è stata intravedere e poi pedalare sul salar de Uyuni, un deserto di sale spesso fino a 11 metri a 4000 m.s.l.m. E’ stato qualcosa di spettacolare. il più brutto è stato il quarto d’ora che ho passato mentre a Cusco un tipo è salito sulla mia bici e se ne stava andando. Poi insieme ad un altro peruviano sbucato dal nulla gli siamo corsi dietro, abbiamo fermato le macchine in mezzo al traffico maotico e con un paio di passaggi gli siamo arrivati dietro mentre in salita stava spingendo la bici (che carica pesava poco meno di 50 kg..). L’ha mollata ed è scappato. Il quarto d’ora successivo è stato un altro dei momenti più belli del viaggio.

12) Il tratto più’ difficile dell’intero percorso quale e’ stato? e perché’?

Sicuramente i 600 km di sterrato con continue salite e discese di 1000-2000 metri giornalieri tra Huancayo e Abancay sulla cordigliera peruviana. Poi il tratto da Uyuni fino al confine argentino in cui con un po’ di cadute ho rotto la macchina fotografica, sono iniziati problemi con il netbook e ho rotto (e riparato) una delle borse posteriori.

13) Che consigli daresti a tutti coloro che sognerebbero di fare un’avventura del genere ma non trovano il coraggio di farlo?

Che le paure che possono avere sono esagerate. La gente che si incontra si apre in un sorriso appena vede il tuo. Naturalmente ci possono essere furti e si può risultare “facili prede” ma difficilmente si incorre in qualcuno che possa andare aldilà del furto. Rinunciare per così poco ad un’esperienza così incredibile per me rimane un modo di sprecare l’opportunità che è la vita. Con i miei pazienti mi capita spesso di parlare del significato di salute. Siamo troppo abituati a pensare che se abbiamo la salute dobbiamo prima di tutto difenderla e conservarla, ma poco spesso pensiamo che dobbiamo SFRUTTARLA, come ora farebbero molti miei pazienti ma non possono perchè l’hanno persa. Quando viaggiavo in qualche modo mi portavo dietro la loro voglia di tornare indietro e di sfruttare la salute quando l’avevano.

5 domande con risposta secca:

1) Paese in cui ti sei sentito più’ a tuo agio

Decisamente l’Argentina, una “colonia” italiana in cui ci si capisce al volo e sembra di abitarci da sempre

2) Paese che ti e’ piaciuto meno

Per il tratto fatto, escluso i panorami splendidi quanto desolati, devo dire la Bolivia

3) Il tratto più’ spettacolare dell’intero viaggio

Il Salar de Uyuni

4) Il tratto più’ duro

600 km di sterrato tra Huancayo e Abancay sulla cordigliera peruviana

5) Il tuo momento migliore

La mattina di ogni singolo giorno di viaggio 🙂

Questa avventura e’ stata anche a scopo benefico per l’iniziativa “pedalando per il Popolo Saharawi”: ci parli un po’ di questa iniziativa?

Il progetto lega l’impegno come fisioterapista nei campi profughi saharawi al viaggio in bicicletta. Nei campi profughi mi occupo di un progetto di formazione in fisioterapia del personale locale insieme ad altri colleghi/amici alcuni dei quali sono partiti per i campi mentre io pedalavo dall’altra parte del mondo. Il progetto ha anche lo scopo di organizzare il lavoro di fisioterapia nei campi attraverso l’individuazione o costruzione di locali dove possano lavorare i fisioterapisti locali. Legata a questa parte c’è stata una raccolta fondi che continua in particolare per la costruzione di un ambulatorio a Smara, uno dei 4 villaggi dei campi.

Come possiamo contribuire per aiutare questa iniziativa?

Diffondendo l’iniziativa si darà un contributo alla conoscenza del popolo Saharawi e della sua lotta. L’aiuto in particolare serve per i diversi progetti dell’Ass. Rio de Oro, tra cui anche il progetto accoglienza estiva dei bambini saharawi che vengono in Italia per visite mediche, interventi chirurgici, riabilitazione e cure. Le info si possono trovare su www.riodeoro.it

Sabato 9 luglio 2011 ci sarà un’iniziativa di raccolta fondi a Porto San Giorgio con la presentazione dei diversi progetti dell’associazione e la proiezione del video del mio viaggio.

Da aggiungere vi dico che ho avuto la possibilità di parlare con la stampa locale e nazionale dei 4 paesi in cui sono passato. In questo sono stato aiutato dal GVC (www.gvc-italia.org) che con i suoi responsabili Gianfranco (ad Abancay in Peru), Alberto (a La Paz in Bolivia) e Valentina (a Jujuy in Argentina) mi hanno aiutato ad organizzare interviste su giornali, radio e TV. Poi ho cominciato io a inviare alla stampa la storia del mio viaggio e sono stato contattato più volte. Mi sono quindi trovato davanti alle telecamere, in studi televisivi, radiofonici, nelle redazioni di giornali a parlare e far conoscere il popolo saharawi e la sua lotta. Parte delle interviste si possono vedere nella omonima sezione dal sito www.atravesla.it

 

A proposito dell'autore

Marco

Viaggiatore per il mondo con oltre 100 nazioni visitate nei 5 continenti. La passione per i viaggi è accompagnata da quella per la fotografia. Fondatore e autore di NonSoloTuristi.it e ThinkingNomads.com

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