La mia avventura in questa incantevole nazione inizia il 10 di agosto alle 8 del mattino quando io e la mia amica Tiziana prendiamo un volo della British Airways per Londra. Alle 13, nell’aeroporto londinese, ci aspetta il volo, sempre della British, che ci condurrà a Rio de Janeiro.

Arriviamo nella “cidade meravilhosa” alle 20.50. Recuperiamo i bagagli, cambiamo un po’ di euro (avevo letto che il cambio all’aeroporto era conveniente, ma per noi non è stato assolutamente così) e prendiamo subito un taxi per l’ostello che abbiamo prenotato per 4 notti: il Bamboo Rio Hostel a Copacabana.

La scelta del taxi è portata dal fatto che ormai è tardi, altrimenti avremmo usato il servizio bus che collega l’aeroporto con il centro della città.  Arriviamo al nostro ostello e ci sistemiamo in una camera doppia prenotata via internet. La camera, così come l’ostello stesso, non sono niente di speciale, ma è un buon compromesso per non spendere molto. Il personale si dimostra subito molto cordiale (come del resto scopriremo esserlo tutti i brasiliani) e la connessione internet è free.

L’indomani sveglia all’alba. Pensiamo che sia meglio sbrigare subito un po’ di faccende tecniche: cambiare altri soldi, andare in agenzia per prenotare i voli per Salvador, comprare 2 lucchetti per poter lasciare il bagaglio sicuro in ostello. Scopriamo che Banco Bradesco e Banco do Brasil sono le due banche che hanno bancomat abilitati anche per il prelievo con carte estere. Per l’agenzia di viaggi ci affidiamo ai consigli della Lonely Planet. Giriamo in lungo e in largo la grandissima Avenida Atlantica. La prima impressione che ho di questa città è che non sia così differente dalle città europee.

Verso l’ora di pranzo inizia a piovere ma solo un isolato ci separa da Copacabana e il desiderio di vederla è troppo forte. Vediamo quindi per la prima volta Copacabana in una veste insolita: sotto la pioggia e quasi deserta. Anche in questa inusuale veste la spiaggia ha un fascino incredibile. Forse molto dipende dalla suggestione che si crea intorno a questo luogo, dall’averne tanto sentito parlare, dall’averlo sentito citare in numerosi testi di canzoni, dall’averne letto molto sulle pagine dei libri, ma tant’è, non è importante stare ad indagare il perché, questa spiaggia ti strega!

Da lì a poco smette di piovere e come per magia le prime persone appaiono sia sulla grandissima passeggiata che sulla spiaggia.

Passeggiando incontriamo Diego, un ragazzo italiano conosciuto sull’aereo, che è qui a Rio ospite di Jayme, un suo amico brasiliano. Dopo 2 chiacchiere Jayme ci invita a provare il frullato di açai in un locale lì vicino. L’açai è un tipico frutto brasiliano molto nutriente, una vera bomba energetica.

Salutiamo Jayme e Diego per proseguire la nostra passeggiata verso Ipanema. Spunta anche qualche raggio di sole che irradia quest’altra meravigliosa spiaggia di Rio. Proprio all’inizio della spiaggia c’è una collinetta sulla quale è possibile salire per godersi la vista di Ipanema e di Le Blon da un punto panoramico. Non possiamo perdercela soprattutto vista la luce meravigliosa che si è creata.

L’indomani il tempo a Rio sembra essersi ristabilito. Oggi abbiamo pianificato una gita guidata per la città (organizzata dal nostro ostello al prezzo di 130 reais a testa).

Puntuale alle 9.00 arriva il nostro pulmino e scopriamo che, per quel che riguarda il programma previsto per il mattino, avremo il privilegio di essere sole con Andrea, la nostra guida.

Prima tappa il Pao de Açucar. Prendiamo quindi la prima funivia che porta sulla vetta del promontorio Urca, alto220 metri. Già da questo punto il panorama è incredibile. E’ possibile ripercorrere con lo sguardo Copacabana in tutta la sua lunghezza e ammirare la bellezza di questa città custodita dall’alto dal Cristo Redentore. Dal momento poi che l’aeroporto minore di Rio si trova lì vicino, vediamo, ad un passo da noi, gli aerei che passano per prepararsi all’atterraggio. Con la seconda funivia raggiungiamo poi la vetta del Pao de Açucar a575 metri. Un panorama a 360° che, da questo punto, raggiunge la sua esaltazione massima: Copacabana, Corcovado, centro della città, baia di Guanabara e, alle spalle, il mare. Resto in silenzio contemplando la bellezza infinita di questa città, cercando di cogliere con lo sguardo più particolari, nell’affannosa speranza di non aver perso neanche un solo dettaglio di questo spettacolo.

Le sorprese, però, non sono finite perché, camminando nella parte della vetta in cui la vegetazione si fa più fitta, veniamo accolte da tante simpatiche scimmiette (la cui specie si chiama Uistitì) che popolano quest’area verde.

Consumiamo il pranzo in un self service dove, per la prima volta, ci imbattiamo nel metodo brasiliano (che poi incontreremo spesso nel nostro cammino) del “pagare a peso”. Infatti, ci si serve, si va alla cassa, si pesa il proprio piatto e si paga in base al peso raggiunto. Questi self service solitamente, oltre ad avere un’ottima qualità di cibo, sono anche molto economici.

Nel pomeriggio si va a Maracanà! Cosa può scrivere una grande appassionata di calcio nel momento in cui si trova di fronte ad uno degli emblemi del calcio mondiale, di fronte al più grande stadio del mondo che ha visto scorrere al suo interno così tanta storia calcistica? L’emozione si fa ancora più forte guardando tutti gli enormi striscioni intorno allo stadio che preannunciano che il Maracanà sarà la sede della finale dei mondiali del 2014 che si giocheranno in Brasile.

Lasciamo Maracanà per raggiungere il Sambodromo di Rio. Teatro di vari eventi e manifestazioni nel corso dell’anno, è senz’altro più noto per essere il luogo in cui si svolgono le sfilate delle scuole di samba di Rio de Janeiro durante il carnevale. Qui è anche possibile visitare una piccola esposizione di costumi utilizzati in occasione dell’ultimo carnevale.

Siamo giunte al momento che attendiamo da quando siamo qui a Rio: la salita sul Corcovado per vedere da vicino la statua del Cristo Redentor. Il nostro pulmino ci accompagna fino alla biglietteria salendo per le ripide strade del quartiere di Santa Teresa, che sarà l’ultima tappa di questo tour, attraversando una fittissima foresta che fa parte del Parco Nazionale di Tijuca, il più grande parco urbano del mondo. Un po’ di scalini e un po’ di salita ci dividono dall’imponente statua del Cristo e, una volta giunte sulla cima, il cuore esplode. Siamo ai piedi del Cristo Redentor, simbolo di Rio, che dall’alto domina l’intera città. Anche il panorama da qui è spettacolare anche se prediligo la prospettiva offerta dal Pao de Açucar che, seppur più basso, offre una visuale frontale della città mentre il Corcovado è posto alle spalle.

Si scende ripercorrendo le vie dell’affascinante quartiere di Santa Teresa, che definirei un po’ bohémien.

Santa Teresa offre contrasti tra antiche case coloniali, lussuose ville, strette stradine e favelas poverissime. Particolarmente suggestiva l’Escadaria Selaron, una scalinata di 215 gradini coloratissima rivestita di “azulejos” derivanti da 75 paesi del mondo.

Torniamo al nostro ostello stanche ma gonfie di emozioni. Cena in un ristorante su Copacabana e poi due passi sulla lunga passeggiata. E’ in questa serata che ho il mio primo “incontro” con il pao de queijo, incontro che sancisce un amore culinario che durerà un mese intero.

Continua…

A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l'esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d'arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

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