Se c’è una cosa che non manca sulla Transiberiana è la compagnia. Avevo letto e sentito come non fosse difficile interagire con i propri compagni di viaggio e che sarebbe stata proprio quella la vera esperienza del viaggio in Transiberiana. Più dell’attraversare migliaia di chilometri di paesaggi sterminati sulla ferrovia più lunga del mondo.

Quella che ho in programma io in realtà non è la classica Transiberiana Mosca-Vladivostok. Il mio itinerario si ferma a circa due terzi del percorso totale, ad Ulan Ude, dopo due fermate di alcuni giorni lungo la tratta. La prima è Novosibirsk, considerata la “capitale” della Siberia, la seconda è Irkutsk, la “Parigi siberiana” (!), poco distante da uno dei luoghi naturali più incredibili del mondo, il lago Baikal.

Il treno 118 impiega 50 ore per raggiungere Novosibirsk da Mosca. Dopo una mezz’ora circa dalla partenza vedo che intorno a me ognuno tira fuori pacchi pacchetti buste e borse di ogni genere di cibo. Io ho solo una bottiglia d’acqua e un paio di misere frittelle alla marmellata. Forse perché faccio pena o forse perché sono l’unico straniero sul vagone, ben presto mi vedo offrire le prime cibarie e sento molte attenzioni nei miei confronti. Il giorno successivo le cose migliorano ancora (o forse peggiorano?). Comincia una pseudo-comunicazione italiano/inglese-russo con i miei vicini che riesce a trovare un po’ di senso grazie ad un paio di ragazzi che parlano due parole (ma solo due) di inglese. E lo sviluppo del rapporto porta nuove offerte di cibo… che non si possono rifiutare! Panini, salame, formaggio, patate, frittelle, sottaceti, becche, caffè, té, dolci vari. Io non ho molto altro da offrire oltre alla mia storia. E allora con l’aiuto dei due ragazzi do qualche informazione su di me. Non sono sicuro se quella gente abbia capito tutto nel modo giusto, ma senza dubbio è rimasta colpita da alcune cose (più che altro dal fatto che sono in viaggio in Siberia da solo) tanto che ad un certo punto sentivo il mio nome girare per tutto il vagone. Le cose sono due: o ho fatto una gran bella figura oppure ero trattato come un fenomeno da baraccone.

Il treno 078 che da Novosibirsk arriva ad Irkutsk ci mette “solo” 28 ore, ma l’ambiente non cambia. Solo che questa volta sono preparato. Non mi va di fare di nuovo la figura dello scroccone e quindi mi metto in viaggio premunito di alimenti da condividere. Ma tra i due treni, come detto, faccio una sosta. Un paio di giorni in totale per vedere Novosibirsk e soprattutto Tomsk.

Novosibirsk è una città che fino a 100 anni fa non esisteva neanche e deve la sua fondazione e prosperità proprio alla ferrovia. Si capisce da subito che è totalmente priva di storia. Non è necessariamente una città da evitare perché alcuni angoli sono gradevoli – quelli dove si riesce a sfuggire dal caos cittadino – ma non è certo un luogo indimenticabile.

Teatro di Novosibirsk - Russia

Totalmente diversa è invece Tomsk. Mi sono davvero innamorato di questa città con un centro pieno di case di legno in stile siberiano tradizionale e con un’atmosfera viva – come si addice ad una città universitaria quale Tomsk è – ed incredibilmente gradevole grazie soprattutto ad un’apertura e cordialità della gente che per la mia esperienza è unica in tutta la Russia.

Tomsk - Russia

L’ultimo tratto della mia Transiberiana mi porta in una notte da Irkutsk a Ulan Ude attraverso altri panorami altrettanto drammatici come quelli percorsi con gli altri treni, dove distese sconfinate sono intervallate da foreste montagne fiumi laghi villaggi e purtroppo anche da stazioni in rovina e centrali elettriche e di estrazione di gas che contribuiscono a dare un certo fascino al paesaggio. Ma prima ci sono sei giorni sul lago Baikal tutti da vivere e da raccontare. A presto.

Leggi la Storia Invisibile precedente: alla ricerca di Ivan.

A proposito dell'autore

Francesco Perini

Perché il viaggio? Perché “Storie Invisibili”? L’itinerario/le destinazioni del viaggio fanno parte di un sogno che ho da qualche anno. È da tempo che mi prometto che prima o poi avrei fatto questo viaggio, da solo, e sento che è arrivato il momento giusto.

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