La sveglia suona senza secondi appelli alle quattro del mattino. Smontiamo il campo e per risparmiare tempo non facciamo colazione. I cancelli del campeggio aprono alle 5.30 ma è importante metterci in coda per non essere ultimi. Vi starete chiedendo, perché questa fretta? Il fatto è che stamattina la nostra meta è la Duna 45, una duna molto famosa del deserto della Namibia sulla quale è possibile salire per godersi l’alba… e sono in molti a contendersi i posti migliori.

Duna 45, Deserto della NamibiaDuna 45, Deserto della Namibia

Intorno alle sei arriviamo al posteggio e per fortuna siamo tra i primi. La duna è alta circa 300 metri, ma dal punto di partenza sono circa 200 metri di salita (circa 30-45 minuti). Partiamo a piè sospinto, ma dopo dieci minuti io inizio a pensare che non ce la farò a tenere quel ritmo perché camminare sulla sabbia non è per niente facile. La forza di volontà e il grande desiderio di arrivare hanno fortunatamente la meglio e riesco a tenere il passo ed arrivare in cima, con alcuni miei compagni, appena in tempo per vedere i primi raggi di sole spuntare dalle dune.

Già durante la salita il paesaggio intorno era di una bellezza ammaliante, ma una volta spuntato il sole le dune si accendono di un giallo vivo e restiamo incantati. Valeva la pena faticare per arrivare qui in tempo. La sabbia delle dune del deserto della Namibia ha una tonalità più tendente al rosso rispetto a quella del deserto del Sahara.

Deserto della Namibia

Trascorriamo circa un’oretta lassù in cima per goderci appieno uno dei momenti più emozionanti di tutto il nostro viaggio. Rifletto su quanto tutte le levatacce e le fatiche che questo viaggio ha comportato sino ad ora siano state tutte più che ricompensate da quello che stiamo vedendo e vivendo.

Da questa duna si dovrà pur scendere adesso, no? Quale modo migliore del lanciarsi in una folle corsa liberatoria dalla parte in cui la duna pende maggiormente? Una corsa che trasmette tutto l’entusiasmo e la felicità di chi ha appena vissuto un momento che ha inebriato tutti i suoi sensi.

Sossusvlei, Namibia

Il programma di oggi è molto fitto per cui dopo la colazione ripartiamo immediatamente alla volta di Sossusvlei dove avremo la possibilità di vedere di persona una delle immagini più tipiche e amate della Namibia. Raggiungiamo il parcheggio principale alle otto. Da qui in poi il nostro veicolo non può più procedere perché la strada diventa completamente sabbiosa. Saliamo quindi su alcune jeep che fungono da navetta e procediamo per altri sei chilometri per arrivare a Sossuvlei.

Sossusvlei, Namibia

Sossusvlei, Namibia

Da qui si procede a piedi tra queste meravigliose dune namibiane. Sossusvlei è un pianoro dalla forma ellittica, coperto da una superficie di sabbia salina indurita e screpolata. Il pianoro è il fondo di un lago quasi sempre asciutto. Da qui, a piedi, si raggiunge Deadvlei, un posto che, in quanto a contrasto di colori, non è secondo a nessuno: al bianco della sabbia salina e al rosso della sabbia delle dune si aggiunge il nero intenso dei numerosi scheletri di alberi di acacia che, ormai bruciati dal sole, si ergono con nostalgica fierezza. Un paesaggio di una bellezza sconfinata. Proprio per questo motivo, quando si fanno ricerche sulla Namibia, questa è una delle prime immagini che compaiono.

Deadvlei, NamibiaDeadvlei, Namibia

Alle 10.45 siamo di ritorno al camion. Ci aspettano molti chilometri da adesso in poi perché dobbiamo dirigerci verso sud. Sosta pranzo veloce a base dei soliti panini a bordo strada e poi si riparte. Intorno alle 16.30 il nostro autissta ci avvisa che è troppo stanco e che ha bisogno di fermarsi. Non c’è quindi altra soluzione che fermarci al primo campeggio sulla strada.

Arriviamo quindi ad un camping a circa 20 chilometri da Bethane, il Konkiep Lapa Rest Camp (80 dollari namibiani a testa). Appena entrati l’impressione è che si tratti di un posto abbandonato. Poi si fa vivo qualcuno e immediatamente si mette in azione per rendere vivibile l’alloggiamento perla notte. Aprono l’acqua, ci danno corrente e danno una lavata veloce ai bagni.

Nonostante questi interventi non mi sentirei esattamente di raccomandarlo. Detto questo noi non abbiamo bisogno di molto per cui va più che bene. Per il nostro solito falò il nostro autista trova un lungo pezzo di troco d’albero che ci garantisce il fuoco per tutta la sera e la mattina seguente troveremo ancora la brace calda. È la sera giusta per avere un grande falò, perché qui la temperatura di notte si è fatta ancora più fredda e anche con pile e giacca si fa fatica a scaldarsi. Per la prima volta faccio fatica ad addormentarmi, perché il mio sacco a pelo non riesce a ripararmi a sufficienza dal freddo.

Leggi la puntata precedente: Solitaire e il Sesriem Canyon in Namibia

Vai alla puntata successiva: il Fish River Canyon e l’ingresso in Sudafrica

A proposito dell'autore

Eletrotter

Vivo a Torino, città che amo profondamente, ma nonostante questo mio amore, spesso, sento l’esigenza di scappare lontano da lei per scoprire altri nuovi splendidi luoghi. Credo profondamente che anche viaggiare sia una forma d’arte e che più il viaggiatore sviluppa curiosità, fantasia e originalità, più saprà creare itinerari di viaggio meravigliosi.

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