La casa della Confraternita di San Francesco d’Assisi: affreschi medievali nel Roero piemontese

Risulta sempre affascinante indagare nei misteri del passato, in particolar modo in quelli dell’antichità e del medioevo.

Nella parte nord-orientale della provincia di Cuneo c’è una regione costituita da 24 comuni che si chiama Roero, dal nome di una famiglia nobile dell’astigiano che qui ha dominato per secoli, ed ora territorio di ottimi vini che nascono sulle sue dolci colline. Fra di essi vi è un paese con un bel castello arroccato in cima: Santa Vittoria d’Alba.

Santa Vittoria d’Alba

Curiosa l’origine del nome, discussa fra gli storici. Probabilmente il termine Vittoria si riferisce alla battaglia combattuta nel pianoro sottostante, nell’antica Pollentia ora Pollenzo, frazione di Bra. Qui, nel 101 a.C., i Romani guidati da Caio Mario sconfissero nella battaglia dei Campi Raudii l’esercito dei Cimbri. Per commemorare l’evento trionfale, venne poi eretto sulla cima della collina un arco alla dea Vittoria. Questa divenne poi “santa” in seguito a una seconda battaglia combattuta nello stesso luogo, questa volta da parte del grande generale romano Stilicone nel 402 d.C. contro i feroci Goti di Alarico, cristiani contro i barbari pagani. Una Vittoria Santa, dunque.

Ma nel paese viene venerata anche una Santa Vittoria, martire cristiana dell’anno 253. D’Alba lo divenne solo con l’Unità d’Italia, per distinguerla da tante altre vittorie sante lungo il Belpaese.

Oltre al castello, attualmente albergo a quattro stelle e ristorante specializzato in eventi, vi è un altro edificio storico importante nel paese piemontese: la Confraternita di San Francesco d’Assisi.

il centro di Alba
Il centro di Alba

La Confraternita di San Francesco d’Assisi

L’edificio un tempo civile, costruito probabilmente nel XII° secolo, era la sede di un’associazione benefica: la Confratria Sancti Spiritus cioè la Confraternita del Santo Spirito, nata al fine di esercitare opere di carità, curare gli ammalati e distribuire pane e grano alla povera gente. In essa venivano anche ospitati i pellegrini e si svolgevano le riunioni del consiglio dei confratelli.

La prima data certa è quella del 1225, per un legato testamentario a favore dell’istituzione, raccolto in un registro di atti compilato nel 1441 dal priore Odino Capello. La sede era collocata sopra la porta meridionale della città, inglobando la possente torre che costituiva probabilmente il baluardo difensivo, poi utilizzato pro referendo feno, come deposito di fieno in cambio di vino o lavori per la Confraternita.

Non si sa esattamente quando venne intitolata a San Francesco, ma in questo senso venne nominata il 01 marzo 1535 dal vescovo astigiano Scipione Rotario, che concede la trasformazione da semplice oratorio e luogo di preghiera in chiesa vera e propria.

L’edificio

La Confraternita di San Francesco è un edificio rettangolare con orientamento nord/sud, con l’abside a settentrione e il bastione/campanile al lato opposto, mentre l’ingresso è sul lato orientale, una volta affrescato anche esternamente.

La chiesa è stata più volte ritoccata nei secoli, ma è riuscita a mantenere la struttura originale, pur con la perdita degli affreschi esterni e la rovina di una parte di quelli presenti all’interno di essa. Sull’altare era presente un’icona della Vergine dipinta dalla scuola del Macrino, trasferita nella Parrocchiale a metà dell’Ottocento.

Di fronte all’abside vi è la Tribuna originale del Cinquecento, con le scale che permettono tuttora di salire e vedere l’edificio dall’alto; qui si incontravano i consiglieri per prendere le decisioni più importanti per la Confraternita.

La Confraternita di San Francesco d’Assisi

Gli affreschi

Quello che rende speciale questo edificio è uno spettacolare ciclo di affreschi commissionato dai confratelli intorno al 1490 e terminato prima del 1530, che rappresenta il ciclo della Passione di Cristo.

Sono 18 affreschi che iniziano dall’entrata di Gesù in Gerusalemme sulla parete est, proseguono sotto la Tribuna e terminano su quella ovest con la Resurrezione: stiamo parlando di oltre 34 metri di dipinti, per circa 1,80 metri di altezza.

Alcuni di essi costituiscono ancora oggi uno spettacolo per gli occhi; altri hanno purtroppo subito non tanto l’assalto del tempo quanto quello dell’uomo: l’apertura della porta d’ingresso, quella di una finestra, vari lavori e mani di calce che hanno malauguratamente lasciato il segno. Quelli rimasti sono però bellissimi e valgono sicuramente la spesa del viaggio, in particolar modo quello che rappresenta il rinnegamento di Pietro e quello, grandioso, della Crocifissione, con le pie donne e la Vergine sofferente.

Un personaggio notevole è anche quello di Giuda, rosso di capelli, alle prese con i Trenta Denari e i sacerdoti del Tempio, mentre bacia Gesù di fronte agli armigeri con le corazze della fine del Quattrocento o impiccato all’albero del Campo de Vasaio mentre un demonio gli lacera le viscere.

Le scene appaiono disegnate a volte in maniera difforme, ma con un preciso filo conduttore. A lungo si è dissertato sull’autore degli affreschi, per i quali non è stato identificato un nome preciso, tanto da definirlo il Maestro di Santa Vittoria d’Alba. Molto probabilmente furono opera di un maestro con un discepolo collaboratore, al quale erano affidate le scene in secondo piano, che a volte sembrano infatti dipinte da una mano meno felice rispetto a quella che tratteggia i visi, talvolta davvero espressivi e molto belli. Sicuramente un artista di pregio, che nel dipingere le figure ha dato il meglio di sé, esprimendo uno spirito tardo medievale assai efficace.

Chiese a Porte Aperte

La visita del piccolo ma affascinante edificio avviene mediante un sistema inaugurato da un paio d’anni, e assolutamente innovativo: quello di Chiese a Porte Aperte.

Si tratta al momento di 22 chiese site nella Regione Piemonte che è possibile visitare internamente in maniera del tutto autonoma e gratuita. Occorre recarsi sul sito online www.cittaecattedrali.it, quindi procedere ad una registrazione che si effettua inserendo i propri dati e un documento di identità.

Si scarica poi l’app Chiese a Porte Aperte, dove è possibile prenotare l’ingresso indicando la data, l’orario e le persone partecipanti.

Una volta giunti fisicamente al sito desiderato, si inquadra il QRCode all’ingresso e automaticamente si apre il portone della struttura.

All’interno è possibile avere una spiegazione registrata e l’accensione delle luci tramite un pulsante; alla fine occorre controllare la chiusura della porta d’ingresso. È una procedura molto semplice e comodissima in questi tempi difficili.

Nel caso della Confraternita di San Francesco avrete sicuramente voglia di ripetere il ciclo di illuminazioni e spiegazione, per poter godere meglio dei particolari degli affreschi antichi. Peccato solamente che le luci a volte impediscano la corretta visione d’insieme o di alcuni particolari, concentrando la luce solo su dei punti precisi. Ma questo non toglierà sicuramente il piacere della visita.

La Confraternita di San Francesco d’Assisi