Orsigna mi ha messo la poesia nella vita, ci sono venuto da ragazzo, questo rimane il posto del mio cuore e rimane il mio rifugio. Dovunque sono stato nel mondo, qualunque cosa mi succedesse, tranne l’incontro con la Signora dal mantello nero, avrei potuto rifugiarmi all’Orsigna” (T. Terzani).

 

Le parole del grande giornalista, che preferiva essere definito viaggiatore, sintetizzano davvero efficacemente cosa esprime Orsigna, meraviglia della natura, un piccolo comune avvolto dalle montagne pistoiesi (a circa 30 km da Pistoia) collocato a 800 metri di altitudine.

Arrivando nel paese si respira immediatamente un’aria di pace, si possono udire i canti degli uccelli e il rumore del fiume, una sensazione di dominio della natura che appare confortante. Per arrivarci si accede attraverso la superstrada arrivando a Pracchia da dove dopo circa quatto chilometri si arriva nel paese.

Orsigna è paese piccolissimo dove le poche persone che si incontrano sono cordiali e disponibili. Un saluto, un sorriso e qualche consiglio dispensato con gentilezza, sono quanto vi regalano senza esitare.

II posto però è celebre per essere stato il luogo che Terzani ha scelto per passare i suoi ultimi giorni, conscio di avere poco da tempo da vivere. Ovviamente, arrivo qui dopo aver letto i suoi libri, ma non vorrei considerare questo viaggio solo per questo aspetto. La chiamava la sua Himalaya, lui che le montagne più alte del mondo le conosceva bene avendole scelte per combattere la depressione. Camminando nei suoi sentieri, non è certo difficile capire l’origine della sua scelta.

Una sgambata qui è d’obbligo e in tanti arrivano all’Orsigna per rendere omaggio a Terzani e all’albero con gli occhi. Di cosa si tratta? Le parole dello stesso Terzani spiegano tutto: “Noi pensiamo sempre che gli alberi siano delle cose che si possano tagliare, allora a questo ho messo gli occhi. Sono occhi indiani, che loro mettono sulle pietre. Perché se Dio è ovunque, per renderlo visibile a una mente semplice bisogna che abbia degli occhi, che sia come un umano. E allora ho portato dall’India questi occhi e gli ho messi a quest’albero, per mio nipote. così che gli potevo spiegare che questo albero ha vita, ha gli occhi come noi e non è che si può tagliare così impunemente… anche lui ha una logica di essere qui. Tutto ha diritto a vivere, anche quest’albero, e se proprio un giorno andrà tagliato perché cade sulla casa o quant’altro, bisognerà parlargli, chiedergli scusa prima di farne legna.”

Per arrivarci occorre camminare per il sentiero CAI n°5. Dopo il centro abitato, si prosegue lungo il mulino di Berto, posto incantevole dove si mangia benissimo tra sapori tradizionali e prodotti tipici locali fatti a mano, sarebbe un peccato non fermarsi – si prosegue lungo la strada fino a trovare un sentiero sterrato.

I sentieri dell’Orsigna sono avvolti dal verde di una natura incontaminata ed essenziale, ci sente quasi cullati. In prevalenza le strade sono in salita, tuttavia, non si può negare che camminare in questi luoghi generi una sensazione particolare. Si percepisce di essere estraniati dal mondo caotico che conosciamo e si sente, almeno personalmente, la volontà di continuare ad esplorare.

Non si tratta quindi di un trekking estremo o eccessivamente faticoso, ma non aspettatevi nemmeno che sia così leggero. Di fatti, il percorso è in continuo ascesa. In circa mezz’ora di passo regolare, si torna su una strada asfaltata nella zona di Case Moretti, sostanzialmente un insieme di graziose piccole abitazioni, peraltro anche disponibili per i turisti.

Da questo punto, proseguendo sulla strada, troverete il cartello che indica l’albero con gli occhi. L’ultimo punto che lo precede, dove volendo potete parcheggiare la macchina poiché la strada finisce – è Casa Cucciani.

Proseguendo si passa in una zona che sembra essere una vera e propria proprietà privata ma in realtà è proprio parte del percorso da seguire. Poi, tra i rami e la vegetazione troverete l’ultima indicazione e un passaggio che vi porta all’albero con gli occhi, dove Terzani andava a meditare.

Si è scelto proprio un posto meraviglioso: la vista sull’Orsigna assume connotati a tratti poetici e l’albero ha assunto ormai una valenza quasi “religiosa”. Molte persone infatti arrivano da tutta Italia e non solo, proprio per rendere omaggio a Terzani che con i suoi libri, reportage e lavori ha dato tanto a molte persone. Persone che non si sono certamente ed evidentemente dimenticate di lui e in questo luogo, tanto caro allo scrittore toscano, depongono oggetti personali – bellissime le bandiere tibetane e i molti colori che avvolgono l’albero come tributo – come fosse un santuario che per certi aspetti è effettivamente diventato tale.

Mi sono fermato per diverso tempo qui, dove sembra quasi che uno posso trovare risposte o quanto meno porsi domande che prima non si era mai posto.

Queste montagne seducenti e imponenti sembrano dare risposte, molte risposte. Molti viaggiatori sono profondi conoscitori di Terzani, altri ne hanno inevitabilmente sentito parlare, soprattutto se interessati all’Asia, nessuno l’ha raccontata come lui che ci ha vissuto trent’anni. Ci tengo a dire che non si deve venire qui necessariamente per l’impronta lasciata dal giornalista.

Se avete in mente un trekking, immersi nella natura più pura, andate all’Orsigna, potreste iniziare anche un viaggio dentro voi stessi e scoprire un angolo di Toscana meraviglioso.

A proposito dell'autore

Manuel Giannantonio

Giornalista, blogger e scrittore. Ma anche grande appassionato di viaggi e desideroso di vedere il più possibile di quanto questo mondo ha da offrire. Da New York a Istanbul, da Londra al Nepal, da Roma a Mumbai, ogni posto merita una visita.

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