Dopo aver pianificato ogni dettaglio tecnico nel mio itinerario di 3 settimane in Colombia, è arrivato il momento di lasciar parlare le emozioni.
Era da tempo che sognavo di partire così. Eppure, lo sapevo: il giorno prima sarei stata assalita da quell’ansia strana, dalla paura di non farcela o di non essere all’altezza. La mia destinazione era il Sud America, da sola, con uno zaino più grande di me e una conoscenza dello spagnolo pari a zero.
Ho scelto la Colombia, un Paese che nell’immaginario comune non è certo tra i più tranquilli, ma il 15 giugno è iniziata questa splendida e fortificante avventura che ha cambiato la mia vita.
Dal cuore di Medellin alla natura selvaggia del Chocò

Il mio percorso parte dai dintorni della città di Medellin dove ho iniziato a respirare l’atmosfera tipica delle zone interne del Paese e dove ho iniziato ad assaggiare i piatti tipici e a bere litri di caffè. Poi ho preso al volo l’occasione di visitare una regione poco conosciuta, il Dipartimento del Chocò sulla costa occidentale.
Zona magnifica, selvaggia, dove la selva incontra il mare. Zona anche tristemente famosa per la sua pericolosità dovuta alla presenza di sacche di guerriglia (almeno così si dice) e per questo ormai praticamente disertata dai turisti. Ma non ho resistito, sono andata ed è stato emozionante condividere la tranquilla quotidianità del minuscolo villaggio di Playa Huina vicino a Bahia Solano e passeggiare sulla spiaggia circondata di bambini festosi e ansiosi di farsi fotografare.

E’ stato faticoso ma gratificante inoltrarsi nella giungla colombiana con una famiglia del posto alla ricerca dell’albero più grande che io abbia mai visto, terribile e commovente parlare con chi ha vissuto sulla sua pelle la guerra civile, perdendo chi il marito, chi il padre, chi il figlio. Mi sono sentita, se pur per pochi giorni, parte di quella comunità, di quel microcosmo sperduto e mi porto dentro odori, sapori, voci, tutto quello che ho visto…

Cartagena de Indias e la magia dei Caraibi
Dopo questo vissuto di forte impatto, mi sono diretta verso nord raggiungendo la costa caraibica e una delle città più incantevoli di cui abbia memoria: Cartagena de Indias. Ho ancora negli occhi la sua magia, le bellezze architettoniche dello stile coloniale, l’allegria innata dei suoi abitanti, la confusione, la musica, i balli, le venditrici di frutta con i cesti sulla testa, gli autobus strombazzanti. Un delirio!
Lo stesso piacevole delirio che ho respirato lungo tutta la costa colombiana settentrionale. Dopo una settimana di Cartagena mi sono infatti spostata verso est fermandomi anche a Santa Marta, di cui ho apprezzato particolarmente i dintorni come il fantastico Parco Nazionale Tayrona.

Qui, per meglio gustare l’atmosfera del luogo, ho deciso, dopo una bella escursione, di rimanere una notte a dormire nel parco. Dormire all’aperto su un’amaca davanti al burrascoso Mar dei Caraibi….addormentarsi e svegliarsi con il rumore delle onde è stata una esperienza tanto scomoda quanto indimenticabile!
Adrenalina a Bucaramanga e la cultura di Bogotà
E poi….il viaggio continua verso sud a Bucaramanga dove mi è mancato il coraggio di assaggiare la specialità locale: la famosa “Hormiga culona” (delle grosse formiche che si dice siano delle prelibatezze…) ma, non so dove, ho trovato il coraggio di lanciarmi con il parapendio! Che brivido! Ondeggiavo nell’aria e volavo, volavo davvero!

Magari qualcuno di voi non ci troverà niente di particolare ma…io soffro di vertigini! O forse dovrei dire…soffrivo? Verso sud ancora: eccomi nell’immensa Bogotà… ancora più gigantesca per me che sono nata e cresciuta in un paesino di 2500 anime. La città di per sé non riesco a definirla “bella” ma mi ha comunque catturata, non saprei.
Forse, dopo una settimana passata a girarla in lungo e in largo, ne ho colto l’essenza, lo spirito, e l’ho apprezzata per quello che sa offrire: ad esempio i numerosi eventi culturali e i musei interessanti ed economici come lo splendido Museo dell’Oro e udite udite il museo di Botero che è addirittura gratis!
Salento e la Valle de Cocora: il simbolo della Colombia
E dopo Bogotà….è arrivato il momento di visitare la famosa Zona Cafetera con le tre città di Pereira, Armenia e Manizales.

Sempre nella splendida zona delle piantagioni di caffè esiste un posto che consiglio a tutti: si tratta di un paesino surreale che si chiama Salento (sì sì proprio così!) dal quale si può raggiungere la Valle de Cocora con i suoi paesaggi indescrivibili dominati dall’albero simbolo nazionale della Colombia: l’altissima palma da cera che può raggiungere i 60 metri di altezza. Non esistono le parole giuste per descrivere la bellezza unica di Salento e della sua valle: bisogna andarci!

Verso il confine: Cali, Popayan e Pasto
E’ l’unico modo per capire, credo… E via, via ancora verso sud: Cali, la città della salsa, Popayan, denominata “la città bianca” perchè tutte le case, i palazzi, le chiese, sono dipinti di bianco e questo le dona una luce unica.
Per ultima, ho visitato la città di Pasto dove si respira già un’aria di confine vista la vicinanza con l’Ecuador. E poi la frontiera e il passaggio in Ecuador, con il cuore che batte forte perché sa, lui lo sa bene, che inizia una nuova esplorazione…

Conclusione
Il mio viaggio in Colombia è stato un percorso di scoperta, non solo di luoghi incredibili, ma anche delle mie capacità. Mi porto dentro la forza di questa terra e il calore della sua gente. Se hai sempre sognato di partire da sola ma ti senti frenata dalla paura, ricorda che il mondo è molto più accogliente di quanto ci raccontino.
E tu, hai mai pensato di sfidare i tuoi limiti con un viaggio in solitaria in Sud America? Scrivimelo nei commenti!
Orgogliosa di contribuire con Non solo Turisti attraverso diari e racconti di viaggio.

