Visioni di vita, di morte e di viaggio: due sani viaggiatori pazzi nel Sud-Est Asiatico

Quando dei viaggiatori si incontrano per caso, e scoprono la rispettiva passione per il viaggio, finiscono immancabilmente per rendere la conversazione una dissertazione monotematica su destinazioni, stili di viaggio, disavventure ed epiche odissee. Talvolta nelle loro parole traspare una tale enfasi, una tale emozione nei loro occhi, che non possono fare a meno di trasmettere … Continua

Viaggiare per il mondo 91 giorni alla volta

E’ sempre un piacere far conoscere viaggiatori che vivono in modo indipendente, sopratutto se alla base c’è un’idea unica ed originale come quella di vivere per 91 giorni in una nazione e poi cambiare. A seguire l’intervista completa con i due nomadi digitali.

Mike viene dall’Ohio (USA) e Jurgen da Darmstadt (Germania) e sono i due ragazzi che hanno creato il blog 91 days.

Si sono conosciuti a Boston 10 anni fa, città dove entrambi vivevano e lavoravano; Jurgen è un fotografo professionista, mentre Mike gestisce un paio di siti internet, occupandosi della creazione e della programmazione.

Prima che fossero entrambi “colpiti” dalla passione per i viaggi, conducevano una vita assolutamente normale, lavorando e uscendo la sera con gli amici. Tuttavia, non erano pienamente soddisfatti del fatto di essere solo turisti, e fu così che iniziarono a concepire il viaggio sotto una prospettiva diversa: da qui nacque il concetto di ’91 giorni’

1. In che parte del mondo vi trovate in questo momento?

Al momento siamo a Palermo (Italia), la città più grande della Sicilia. Probabilmente la conoscerete come il covo della Mafia, che qui è ancora estremamente attiva. Siamo stati molto affascinati dalle fantastiche chiese, dai palazzi e dalle rovine; Palermo, così come tutta la Sicilia in generale, vanta  una Storia che risale all’epoca degli antichi Greci. La città è vivace ma al tempo stesso stressante a causa del traffico e del rumore e ci stiamo divertendo un mondo!

2. Come vi è venuta in mente ‘l’idea di viaggio’ dei 91 giorni?

Entrambi siamo sempre stati grandi viaggiatori. Prima di imbarcarci in questo progetto di viaggio, avevamo vissuto negli USA, in Germania, Irlanda, Spagna e abbiamo sempre speso buona parte dei nostri soldi facendo lunghi viaggi.

Possiamo quindi dire che siamo sempre stati grandi appassionati di viaggi; ma fu durante un lungo pranzo con tanto di vino che si accese la lampadina – ovvero che avremmo potuto viaggiare a tempo indeterminato!

Avremmo potuto mettere tutti i nostri averi in un deposito e partire per vedere il mondo, in un modo sostenibile ovviamente. Sapevamo che sarebbe stato stancante essere sempre in viaggio, ma ‘vivere’ tre mesi nello stesso luogo ci avrebbe dato una certa stabilità. Una volta che l’idea prese forma, non c’era nulla che poteva farci tentennare, e un paio di mesi più tardi eravamo già partiti.

3. Quanti paesi avete visitato dall’inizio del vostro blog e dell’idea dei 91 giorni? E quanti avete in programma di visitare?

Palermo è la nostra quinta tappa. Abbiamo iniziato nell’ estate del 2010 partendo da Oviedo (Spagna), e ci siamo poi spostati a Savannah (Georgia,USA), Buenos Aires e Bolivia. Pensiamo di viaggiare almeno per i prossimi 5 anni, il che ci permetterà di visitare circa venti paesi nuovi. Naturalmente continueremo a viaggiare fin quando ci divertiremo.

4. Volete dare qualche consiglio o dritta su come si fa ad ambientarsi in un posto nuovo?

Cerchiamo di far subito conoscenza con gente del posto, anche se Twitter rappresenta un buono strumento per ampliare le proprie conoscenze.

Generalmente è abbastanza facile incontrarsi con persone che conosco la propria città come il palmo della propria mano. In questo modo si posso ricevere ottimi consigli, e allo stesso tempo avere la possibilità di interagire con la gente del luogo, sentendosi subito a casa.

Cerchiamo inoltre di imparare la lingua del paese in cui ci troviamo, di immergerci completamente nei ritmi della nostra nuova vita e provare la cucina locale.

5. Credete che solitamente 91 giorni siano sufficienti per fermarsi in un singolo posto o talvolta avete la sensazione di voler trascorrere più o meno tempo in un luogo?

Per noi tre mesi sono la soluzione perfetta. Da un lato, è conveniente in quanto in molti paesi 90 giorni è il limite massimo per un visto turistico (non siamo particolarmente rigidi riguardo il novantunesimo giorno). D’altro canto, tre mesi sono sufficienti per acquisire familiarità con una città, ma non sono poi così tanti per iniziare ad annoiarsi.

Ovviamente ogni città è diversa dall’altra: ad esempio a Buenos Aires avevamo tantissime cose da fare e visitare, mentre in città più piccole come Savannah o Oviedo, tre mesi ci sono sembrati sicuramente sufficienti per un’esplorazione completa e dettagliata del posto.

Dedicando ad ogni paese tre mesi di tempo, abbiamo la possibilità di visitare quattro luoghi diversi ogni anno, e questo è per noi estremamente eccitante e mai eccessivo.

6. Cosa fate se dopo un paio di settimane vi rendete conto che non vi piace il posto che avete scelto, restate ugualmente o vi spostate altrove?

Finora non abbiamo mai lasciato un posto (non ci siamo mai arresi); la nostra filosofia è che quasi ogni luogo possiede abbastanza peculiarità da tenerci occupati per tre mesi, anche se dobbiamo guardare più a fondo.

Per fare un esempio, quando siamo stati per la prima volta in Bolivia, il nostro piano prevedeva di fermarci a Sucre per tre mesi. E’ una città bellissima, ma ci siamo subito resi conto che è una città molto piccola e che in realtà volevamo visitare il resto del paese. Abbiamo quindi modificato il nostro piano iniziale, fermandoci solo un mese a Sucre, spostandoci poi a LaPaz.

7. Al termine dei 91 giorni avete la sensazione di far parte della popolazione del luogo? Se si potete farci qualche esempio.

Posso dire che abbiamo sicuramente stretto legami importanti con la maggior parte dei luoghi in cui abbiamo vissuto. Anche se non possiamo definirci ‘del luogo’, di certo non siamo dei ‘novellini’, e spesso capita di conoscere la storia e le attrazioni della città molto meglio di coloro che lì ci sono nati.

Generalmente per i primi due mesi, siamo totalmente presi dall’eccitazione e dalla novità di vivere in un paese nuovo, e ogni volta troviamo un qualche particolare che ci fa vedere le cose in un modo ancora più bello.

Durante le ultime settimane, invece, iniziamo a vedere gli aspetti negativi di ogni posto. Ed è esattamente in quel momento che cominciamo a sentirci ‘del luogo’.

8. Nei viaggi che avete fatto qual è stata l’esperienza più memorabile e quella che invece volete dimenticare?

Salar de Uyuni, situato a sudovest della Bolivia, è il più grande deserto di sale del mondo, ed è lo spettacolo naturale più bello che abbia mai visto. Abbiamo fatto un tour di tre giorni e sicuramente è una delle cose che non dimenticheremo mai. Uno spettacolo stupendo e al tempo stesso particolare nel suo genere.

Devo ammettere che finora siamo stati abbastanza fortunati ad evitare situazioni spiacevoli: non siamo mai stati derubati, né ci siamo mai rotti un arto (tocchiamo ferro), ma ovviamente abbiamo avuto qualche delusione.

Io, ad esempio, sono un grandissimo appassionato di calcio, ed abbiamo avuto una terribile esperienza durante una partita dei Boca Juniors che si teneva a Buenos Aires, troppo costosa e artificiale (finta), è stata una vera delusione.

Jurgen è invece rimasto intrappolato nelle sabbie mobili durante un’escursione in Bolivia, e vi assicuro che è stata un’esperienza terrificante per lui, ma divertente (esilarante)per me!

9. Potete spiegarci quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi di lavorare mentre si è all’estero (lavorare viaggiando) e cosa si prova ad essere indipendenti da un luogo fisso?

In primo luogo bisogna essere flessibili: se sei infatti il tipo di persona abituato a seguire una routine, ovviamente lavorare mentre si viaggia può trasformarsi in un vero e proprio incubo.

In Bolivia, ad esempio, la connessione ad internet era piuttosto lenta e discontinua, gli orari di lavoro erano al dir poco bizzarri e i cafè erano rumorosi. Mi piace pensare che siamo ragazzi abbastanza tranquilli e rilassati, ma ci sono state volte che mi sono sentito così frustrato e nervoso da voler mollare tutto.

Ma devo dire che gli aspetti positivi di questo stile di vita superano di gran lunga quelli negativi.

Per Jurgen, invece, in quanto fotografo professionista, viaggiare costantemente ha rappresentato un vero vantaggio, e di sicuro l’ispirazione non gli è mai mancata. Alla fine di ogni giorno, il solo fatto di ritrovarsi in un posto nuovo modifica tremendamente il proprio punto vista.

E’ facile portare a termine compiti noiosi, quando hai la certezza che una città meravigliosa è lì che sta aspettando di essere esplorata.

10. Quali sono i piani per i vostri prossimi viaggi, avete già fatto una lista di destinazioni per il 2012?

A dir il vero cerchiamo di non pianificare i nostri spostamenti con così tanto anticipo, per ora abbiamo scelto lo Sri Lanka come prossima destinazione, da Febbraio ad Aprile 2012. Credo che probabilmente dopo resteremo in Asia, per risparmiare sui voli, ma non abbiamo ancora idea di dove andremo.

5 domande a bruciapelo

  1. Un luogo dove avete desiderato restare più a lungo. Sicuramente avremmo voluto passare più tempo in Bolivia
  2. Qual è stato l’ambiente lavorativo che più vi è piaciuto? Quando vivevamo a Savannah avevamo una grande casa con molte stanze, inoltre l’ufficio turistico con cui collaboravamo era fantastico. 
  3. Qual è stato il cibo più strano che avete assaggiato? A Palermo, un panino con trippa e milza a pezzi. E a dir il vero non era nemmeno tanto male!
  4. Qual è stato invece il cibo più buono che avete provato? La cucina di Buenos Aires è difficile da battere. Grosse e succose bistecche, pizza al formaggio e alcuni dei gelati più buoni del mondo.
  5. Qual è stato il momento più imbarazzante che avete avuto viaggiando? Subito dopo aver corteggiato le ragazze del mercato a Sucre in Bolivia, Jurgen si è girato di colpo e ha sbattuto la faccia contro una bassa trave da soffitto. Lui è alto 1.98 e, considerando che i Boliviani sono più bassi, hanno trovato l’episodio esilarante – tutti al mercato hanno iniziato a deriderlo, indifferenti del fatto che si fosse fatto molto male!

Per saperne di più su Mike, Jurgen e i loro viaggi, seguiteli su for91days.com

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Da Venezia al Costa Rica: cosi Alex ha mollato tutto!

Questa settimana vi proponiamo l’intervista ad Alex, veneziano d’origine, che da 6 anni vive e lavora a tempo pieno in Costa Rica.

Introduzione:

Mi chiamo Alex Bidorini, ho 40 anni, di cui 34 vissuti a Venezia, mia città natale, e 6 qui in Costa Rica. Sono laureato in architettura, ma negli ultimi anni in Italia lavoravo come macchinista in produzioni cinematografiche e come assistente di produzione in eventi e manifestazioni culturali.

Alex

1) Quando hai deciso di “cambiare vita” lasciando l’Italia?

Il tipico sogno nel cassetto di andare a vivere ai tropici, con un chiosco in spiaggia all’ombra delle palme, mi è venuto probabilmente la prima volta che ci sono stato, nel sudest asiatico, una ventina d’anni fa. Ho avuto la fortuna di viaggiare molto in vita mia e con il tempo mi son reso conto che il sogno non era poi così irrealizzabile e che poteva diventare realtà

2) E’ stata una decisione difficile quella di cambiare vita e lasciare l’Italia?

Sinceramente no, è stata una decisione che ho preso abbastanza in fretta e senza pensarci su più di tanto. Forse proprio questa sorta di incoscienza mi ha aiutato nella decisione

3) Perché hai scelto proprio il Costa Rica come tua nuova casa?

Il Costa Rica è senza dubbio un paese meraviglioso dal punto di vista geografico e per la mentalità e la gente che ci vive, molto ha comunque aiutato la lingua spagnola, che per noi italiani è un po’ più semplice da apprendere e capire, e la sicurezza politico-economica

Playa Grande

4) Come e’ nata l’idea di aprire un Lodge (o B&B)? Avevi qualche esperienza nel settore?

Playa Grande è ancora molto poco sfruttata ed attrae ogni anno più turisti per via delle splendide onde da surf e per essere uno dei centri d’annidamento della tartaruga Baula più importanti del Pacifico Orientale. Vi comprai un pezzo di terra non appena arrivato e pensai di progettarci il “Sol y Luna Lodge”. Senza dubbio il fatto di parlare 4 lingue e di aver vissuto più di 30 anni a strettissimo contatto con i turisti (a Venezia…) mi ha facilitato le cose…

5) Perché proprio la spiaggia “Playa Grande”?

A Playa Grande ci son arrivato la prima volta per via di un insieme di stranissime circistanze. L’impressione era quella di una forza maggiore che dall’alto mi spingeva verso questi lidi. Ho subito pensato fossero i miei genitori che erano mancati svariati anni prima. Ed ho trovato un posto che trasmetteva esattamente quella pace e tranquillità che cercavo. Mi son quindi lasciato guidare dal destino. Oltretutto, essendo praticamente quasi tutta parte di un Parco Nazionale, so che resterà così ancora per molto molto tempo…

Playa Grande

6) Hai mai avuto dei momenti in cui ti sei chiesto “ma che ci faccio qui”?

Hai voglia! Soprattutto all’inizio c’erano dei momenti, magari durante la bassa stagione, nel periodo delle piogge, quando ancora si hanno pochi conoscienti, che mi domandavo più che altro “ma ho fatto la sceclta giusta? Ho fatto bene?”. Ben presto ho però trovato il sitema per farmi passare qualsiasi dubbio e rispondermi “altrochè bene che ho fatto a venire qua!!”: basta accendere Rai International e guardarsi una mezz’oretta di un telegiornale nostrano…

7) Ti manca qualche cosa in particolare dell’Italia?

Fondamentalmente mia sorella e gli amici, anche se grazie ad internet, al giornod’oggi, le distanze si son notevolmente ridotte.

Di fatto ci tornerei più spesso se fosse più vicina, ma solo per brevi periodi. Dopo un po’ non vedo l’ora di tornare qui

Guest House

8) Che suggerimento ti senti di dare alle persone che vorrebbero cambiare vita ma non hanno il coraggio di farlo?

Il passo sembra molto più lungo di quello che poi effettivamente è: l’importante è mantenersi occupati fin da subito ed in men che non si dica ci si trova completamente integrati ed a proprio agio

9) Per quelli che sognano di trasferirsi proprio in Costa Rica, che consigli daresti? Cosa devono sapere su questo paese prima di fare il grande passo?

I consigli che posso dare sono fondamentalemente due e credo valgano comunque per qualsiasi posto al mondo dove ci si voglia trasferire: passarci prima un periodo, anche corto, per vedere se è effettivamente ciò che stiamo cercando ed apprenderne la lingua

Hut

5 domande con risposta secca:

1) Il tuo posto preferito (Costa Rica)

Ovviamente Playa Grande…

2) L’angolo del Costa Rica ancora sconosciuto al turismo di massa

La Penisola di Oca

3) Il più turistico

Jacó e Tamarindo

4) Periodo migliore per visitare il CR

Da novembre a maggio

5) ed il peggiore

Settembre ed ottobre

Sfortunatamente non abbiamo incontrato Alex durante il nostro viaggio in Centro America all’inizio del 2011, ma sono sicuro che si presentera’ una nuova occasione in futuro: sarebbe stato un piacere fargli qualche domanda di fronte ad una birra ghiacciata sulla bellissima spiaggia di “Playa Grande”…

La pagina di Alex